YAKUZA - Samsara

2006 (Prosthetic)
post-hardcore

Da una decina d'anni a questa parte è andata addensandosi attorno al metal una galassia di formazioni e stili, provenienti per la maggior parte dal post-hardcore di Neurosis, Today Is The Day e Breach, dal grind di Napalm Death e Godflesh, dal math-rock di Shellac e Don Caballero. Le definizioni si sono sprecate: grind-jazz, mathcore, post-metal, atmospheric sludge e via dicendo, a indicare le numerose diramazioni di quella che tuttavia si delinea sempre più chiaramente come una scena tutto sommato compatta, fatta di stili anche molto diversi, ma di gruppi e musicisti che condividono gli stessi palchi, sono al soldo delle stesse etichette e intessono numerose e proficue collaborazioni gli uni con gli altri.

Un contesto così variegato non stempera comunque l'atipicità di una band come gli Yakuza, di Chicago, arrivata ormai al suo terzo album pressoché sconosciuta ai più nonostante l'interesse mostrato dalle principali webzine del settore. Di questi tempi un gruppo hardcore-metal che si richiama a Coltrane, Zorn ed Eric Dolphy, con tanto sassofono nella formazione, non fa particolarmente notizia, ma i primi quattro secondi dell'iniziale "Cancer Of Industry" dovrebbero far drizzare le orecchie anche ai più malfidenti. Un ibrido indemoniato di jazzcore e math fra Dazzling Killmen, Craw e Zu si scontra con riff monolitici di chitarra, uno scream fondo e gutturale e fraseggi di sax atmosferici e orientaleggianti. Sulla carta, è la classica trovata che può rivelarsi una genialata come il più mediocre dei mischiotti, ma i rimanenti tre minuti della canzone sono più che sufficienti a escludere la seconda ipotesi e a mettere nero su bianco che gli Yakuza hanno idee e personalità da vendere.

"Plecostomus" rispolvera i Black Sabbath e li mette di fronte ai Dillinger Escape Plan, con l'ombra dei King Crimson a stagliarsi sopra il magma rovente di sax e chitarra stoner . Il giochino dei nomi potrebbe andare avanti ancora per molto, perché la musica degli Yakuza sembra affondare le radici un po' dappertutto in trent'anni e passa di flirt tra jazz, progressive e rock duro. Capita l'antifona, è meglio soffermarsi sulla musica: "Monkeytail" ondeggia tra atmosfere ipnotiche e impeto metalcore e si rivela uno degli episodi migliori del disco, mentre "Dishonor" esplora l'aspetto più mitragliante della proposta, con il frenetico botta-e-risposta delle due voci che cede il passo a un crescendo strumentale in perfetto stile Neurosis, col post-rock lì a un passo.

L'accoppiata "20 Bucks"/"Exterminator" è la definitiva conferma della classe della band, lontanissima dall'essere soltanto un curioso pot-pourri della musica di questo o quello. L'energia sprigionata dalla prima traccia, portata a saturazione e fatta dissipare sulle dilatazioni che fanno da cuscinetto tra una sfuriata e l'altra, è davvero impressionante. Nella successiva si respira un'aria più psichedelica, per quanto possa esserlo una musica fatta di schitarrate ruvide e basso memore degli Slint. Spicca nella sezione centrale il batterismo tribale che si fa un tutt'uno con le cortine di fumo evocate dal sax e dalla chitarra. A riportare in pieno territorio grindcore ci pensa l'inizio di "Just Say Know", con una chitarra nerissima e un cantato quasi nu-metal , quando si dice "non tutto il male viene per nuocere". Possibile che "Glory Hole" ricordi tanto i Portishead? Solo per il primo minuto, anche se tutto il pezzo alterna crooning da night a muri chitarristici e scream viscerale, dando una nuova sfumatura alla disperazione esistenziale degli Isis. Chiude "Back To The Mountain" e grosso modo si sa cosa aspettarsi: in effetti i suoi nove minuti sono un compendio dello stile e del sound del gruppo, a cui aggiunge poco, senza peraltro mostrare la brillantezza del resto del disco.

Con questo album, pubblicato dalla dubbia Prosthetic di Lamb Of God e Gojira, non solo gli Yakuza si confermano una band di grande classe, originalità e fantasia, ma dimostrano che la fervidissima scena che orbita attorno al metal, pur senza esserlo del tutto, non teme confronti ed è in grado di sfornare ottimi lavori, anche al di là degli ormai celebrati Dillinger Escape Plan, Converge, Botch e Coalesce.
Il futuro del rock duro (e probabilmente non solo) si direbbe proprio passare da queste parti.

24/07/2006

Tracklist

  1. Cancer Of Industry
  2. Plecostomus
  3. Monkeytail
  4. Transmission Ends... Signal Lost
  5. Dishonor
  6. 20 Bucks
  7. Exterminator
  8. Just Say Know
  9. Glory Hole
  10. Back To The Mountain

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