07/07/2024

Comfort Festival

Nuova Darsena


I ferraresi lo sanno bene: il capoluogo emiliano ha il sindaco più “rock” d’Italia. Affermazione condivisa anche da Claudio Trotta in uno degli interventi eseguiti durante i cambi palco del Comfort Festival, appuntamento da lui organizzato che si aggiunge ai tantissimi che ne nobilitano l’estate (e non soltanto l’estate). Ferrara è una delle città italiane con il maggior numero di eventi e, come se non bastassero il “Ferrara Sotto le Stelle”, il “Ferrara Summer Festival”, il “Sottomura Open Ar” e il “Buskers Festival” (sto citando giusto alcuni fra i più popolari e frequentati), per il terzo anno consecutivo anche il Comfort si aggiunge alla lunga lista. Il sindaco si chiama Alan Fabbri, leghista, una laurea in ingegneria, musicista.
Eleonora, Francesco e Massimo mi raccontano che, in occasione delle fasi che seguirono il terremoto del 2012, Fabbri rilasciava interviste indossando t-shirt dei Pearl Jam: allora era sindaco di Bondeno, una della località che contò il maggior numero di danni. Candidato per il ruolo di presidente della Regione Emilia-Romagna nel 2014, dal 2019 è sindaco di Ferrara, e oggi, mentre ci avviamo a piedi verso l’area del Festival, fervono i preparativi per il contemporaneo concerto di Calcutta in piazza Ariostea, a poche centinaia di metri di distanza, tanto per dire, mentre all’alba, all’ingresso della Certosa, c’è stata l’esibizione della pianista Gile Bae. Insomma, da queste parti, se ami la musica e l’arte in generale, di certo non ti annoi.

Claudio Trotta, dicevamo, si è fatto promotore del Comfort Festival, quest’anno ospitato per la prima volta nella suggestiva location della Nuova Darsena, area riqualificata di recente nell’ambito del Piano Periferie del capoluogo: un palco molto spazioso è posizionato a ridosso del fiume, circondato dal verde, un contesto che ricorda il Festival sul laghetto di Villa Ada a Roma. Comfort Festival è lo sviluppo di un’idea inequivocabile: tutto è pensato per vedere bene, per ascoltare bene, per evitare lunghe file, per vivere una giornata in maniera rilassata, confortevole, per l’appunto, nonostante l’inevitabile caldo, l’umidità e le zanzare al tramonto.
Dedicato al rock “roots”, per usare proprio le parole dell’organizzatore, l’evento pone al centro della trattazione un tipo di rock dal taglio classic, coinvolgendo musicisti che dal punto di vista stilistico si ispirano al passato. Lungi però dal presentarsi come progetto meramente nostalgico, quello del Comfort può ritenersi un esperimento perfettamente riuscito, e alla modica cifra di 50 euro, prezzo onestissimo di questi tempi per un evento live di parecchie ore. Il palco molto spazioso e l’area piuttosto ampia consentono di seguire molto bene gli spettacoli, l’affollamento sostenibile evita di incorrere in file apocalittiche agli stand gastronomici e ai bagni.

La giornata inizia con il sole ancora alto: alle 15,15 i Lovesick sono già sul palco, un tantino penalizzati dall’orario, così come gli inglesi Hardwicke Circus, che si esibiscono subito dopo. L’ambiente inizia a riscaldarsi verso le 17, quando è il momento dei Savana Funk, trio italiano che si distingue per il groove funky dalle evidenti striature desert blues, in pratica suonano esattamente ciò che la loro ragione sociale suggerisce. La scelta di scrivere brani strumentali li avvicina per molti aspetti alla proposta dei Calibro 35, ponendoli in corsia preferenziale per un discorso di esportabilità oltre i nostri confini.
Passiamo al ricco banchetto del merchandising, sorseggiamo una birra fra amici, ed ecco che verso le 18 è il momento di Southside Johnny, accompagnato dai suoi Asbury Jukes, più che una band è una vera e propria piccola orchestra, arricchita dalla presenza di tre fiati. Southside Johnny è uno dei maggiori esponenti del Jersey Sound, con una trentina di album in studio all’attivo e un periodo - fra gli anni Settanta e Ottanta – durante il quale raggiunse una certa popolarità anche qui in Italia. Concerto ovviamente molto springsteeniano (a prescindere dalle due cover del Boss, “The Fever” e “Talk To Me”), una vera festa, con il rocker americano che dimostra di essere ancora in gran forma, macinando vecchi successi e una manciata di trascinanti ripescaggi dal repertorio di Little Steven, Sam & Dave (“Broke Down Piece Of Man” è resa in duetto con il tastierista  e maestro di cerimonie Jeff Kazee), Left Blanke, Aretha Franklin, fino alla trascinante conclusiva “Having A Party” di Sam Cooke, cantata insieme a Jonny Foster, leader e voce degli Hardwicke Circus.

Ci sono diverse magliette dei Rival Sons in giro, ma trovandoci a chiacchierare con alcuni presenti, scopriamo che sono in molti a non aver mai visto dal vivo il gruppo californiano. A fine concerto saranno tutti a chiedersi il perché del successo dei Greta Van Fleet, quando esiste una band come i Rival Sons, che in oltre quindici anni di carriera ha raccolto molto meno di quello che avrebbe meritato. Scott Holiday è un chitarrista che suona col medesimo stile di Jimmy Page (il riff di “Secret” è chiaramente ispirato da “How Many More Times”), Jay Buchanan è un cantante carismatico con una voce che non ha nulla da invidiare a quella di Robert Plant, ed ecco che l’accostamento con i Led Zeppelin diviene immediato. Sano rock’n’roll fortemente venato di blues, grande attenzione agli aspetti estetici, in un set che affianca ad alcuni cavalli di battaglia le canzoni dei due album pubblicati lo scorso anno, “Darkfighter” e “Lightbringer”.
Arriva il tramonto sulla darsena e sul palco si scorge l’inconfondibile silhouette di Gary Clark Jr., chitarrista e cantante di Austin, Texas, vincitore di quattro Grammy Awards su sei nomination complessive, ottenute fra il 2014 e il 2020, in tour con il materiale del recente disco “JPEG Raw”, spina dorsale della scaletta anche questa sera. Si esibisce full band in uno spettacolo che miscela rock, soul e ritmi in levare, in grado di trovare preziosi punti di riferimento in un ventaglio stilistico che va da Hendrix a Prince, specie quando Gary utilizza il falsetto.

Per chiudere, si torna in New Jersey con gli headliner di questa edizione, i Gaslight Anthem, tornati in pista dopo nove anni di silenzio discografico con l’album “History Books”, che la band sta tuttora promuovendo in tour. Brian Fallon, leader e cantante della formazione americana, visibilmente trasformato in questi anni di assenza, tiene il palco con consumata esperienza, e la resa live della band, come al solito, si dimostra ben più efficace rispetto all’impatto ottenuto dai dischi in studio. Il chitarrista Alex Rosamilia, in particolare, si rende protagonista di una performance di rilievo, tirando fuori suoni che spaziano dal metal allo shoegaze.
A metà scaletta, i Gaslight Anthem ricordano i Mother Love Bone, omaggiandoli con la cover di “Chloe Dancer”, poi eseguono un paio di canzoni su richiesta del pubblico, che palesa i propri desideri scrivendo i titoli su pezzi di cartone, proprio come accade ai concerti di Springsteen. Ventuno canzoni per un’ora e mezza che rappresentano l’epilogo dell’edizione 2024 del Comfort Festival. Un’ultima birretta con Roby in riva al fiume, un selfie strappato a Mike Miley, il batterista dei Rival Sons, e sullo sfondo Claudio Trotta dal palco promette che il prossimo anno l’esperienza si ripeterà.

Setlist


Gaslight Anthem

45
Spider Bites
High Lonesome
Biloxi Parish
The Weatherman
Miles Davis And The Cool
The Patient Ferris Wheel
Chloe Dancer
Positive Charge
Wooderson
1930
Handwritten
I Live In The Room Above Her
Howl
Autumn
Michigan, 1975
Even Cowgirls Get The Blues
American Slang
Mae
Great Expectations
The ’59 Sound
 
Southside Johnny And The Asbury Jukes

Better Days
All I Needed Was You
Passion Street
Love On The Wrong Side Of Town (cover Little Steven)
Broke Down Piece Of Man (cover Sam & Dave)
Walk Away Renée (cover Left Blanke)
All Night Long
Without Love (cover Aretha Franklin)
The Fever (cover Bruce Springsteen)
Talk To Me (cover Bruce Springsteen)
I Don’t Want To Go Home
Having A Party (cover Sam Cooke)

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