26/05/2023

Wave Gotik Treffen 2023

WGT


Wave Gotik Treffen 2023 (26-29 maggio 2023)

 

Giunto alla trentesima edizione, il WGT si prospetta molto interessante per la presenza di band del calibro di The Mission, Chameleons, The March Violets, Diary Of Dreams, Lebanon Hanover, Ikon, Faun, Front 242, Rotting Christ, Rosa Crvx, Hekate e Hocico, solo per citarne alcune. Anche quest’anno il festival offre una selezione di nuove formazioni di alto livello come Cult Of Youth, i tedeschi Groza, Shireen (sofisticata artista olandese multidisciplinare), Bragolin, Stranger And Lovers e molti altri. Tra gli italiani, ci sono gli imperdibili Ash Code, This Eternal Decay, Elvenking, Fiasko Leitmotiv, Iamnoone, Ragnarok Nordic & Viking Folk e Talk To Her. Quest’anno anche il tempo ha contribuito allo svolgimento piacevole del festival, senza disagi, mantenendosi soleggiato per tutta la sua durata.

Venerdì 26 maggio

 

picnic_vittoriano2Dopo la colazione facciamo una breve pausa nella hall dell’albergo e diamo un’occhiata al quotidiano locale di Lipsia, che oggi concede spazio al WGT in prima pagina con una foto iconica. Il titolo ha una connotazione tutt’altro che negativa in tedesco: “I giorni neri hanno inizio!”. A poco a poco i visitatori del festival arrivano e la città si popola di goth da tutto il mondo e curiosi venuti per osservare l’inusuale e, ai loro occhi, bizzarra atmosfera. La realtà e il sogno si uniscono e si dà inizio al trentesimo WGT.
Arriviamo all’appuntamento con i nostri amici Andrey e Mirco e le nuove conoscenze Stefania e Mary, con i quali iniziamo entusiasti l’avventura di quest’anno attraverso la musica.
Solo apparentemente uguali tra loro nel vestire, i goth in realtà si distinguono per uno stile individuale e diverso, a volte difficile da catalogare. Stefania, per esempio, ha un bellissimo outfit tribal goth, con uno splendido trucco, in particolare degli occhi. Mary, invece, ha una figura eterea in un bellissimo abito vittoriano. Decidiamo di andare in un noto caffè del centro e ci confrontiamo, scambiandoci informazioni sul ricco programma e degustando i dolci tradizionali a forma di bara. Dopo una breve passeggiata all’Agra, ci dirigiamo al pic-nic vittoriano, evento preferito dai poser, ma al quale noi partecipiamo per incontrare la comunità goth internazionale, fondata da un berlinese che seguiamo online. Con dell’ottimo vino italiano trascorriamo un pomeriggio rilassante al parco, circondati da personaggi in outfit bizzarri e modelle vampire perfette, risparmiando energie per i concerti che stanno per iniziare.

cult_of_youth_2Ci aggreghiamo poi alla grande moltitudine diretta all’Agra per vedere gli Ikon, storici esponenti della darkwave australiana, nati nel 1991, i cui live sono ancora apprezzati da molti fan. La scelta del pomeriggio è ricca e, appena dopo i primi brani, siamo maggiormente attratti dal programma del Volkspalast, che propone musicisti storici, ma anche una band nuova statunitense, che raramente si ha occasione di vedere in Europa: i Cult Of Youth.
Il primo live è quello del noto artista multidisciplinare americano Nikolas Schreck: cantautore, autore, regista e insegnante di Tantra buddhista, che si autodefinisce “mago multimediale”. Leader dei Werewolf negli anni 80 e 90, ha iniziato la carriera solista nel 2014 e ha tre album all’attivo e tre singoli usciti nel 2020. Ora il suo stile musicale spazia tra avantgarde, neofolk, industrial, pop e diversi altri generi, e nel modo di cantare ricorda a volte l’espressività del grande Nick Cave. La sua voce profonda e peculiare lo contraddistingue insieme all’apertura costante verso nuove sonorità e forme espressive. La sua carriera vanta la collaborazione con diversi musicisti, tra i quali i Death In June, ed è anche il produttore del primo album del leggendario attore Christopher Lee.

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Nella suggestiva ed elegante sala Kuppelhalle è poi la volta degli Hekate, band dark neofolk tra le più rilevanti della scena tedesca. Il nome Ecate, dea greco-romana trina (terrestre, lunare e ctonia) della magia, signora delle ombre e dei fantasmi notturni, è evocativo di un mondo ancestrale perduto in cui divinità femminili ferine dai poteri occulti di vita e di morte erano venerate con rituali esoterici scanditi dal ritmo di tamburi, cori mistici e danze iniziatiche, nel tentativo dei mortali di avvicinarsi ai misteri della vita e di propiziarsi la buona sorte nei cicli immortali della natura.
Le sonorità elettroniche si uniscono a quelle medievali neoclassiche. Il cantato a due voci di Susi Grosche e Axel Menz e l’uso di diversi strumenti (gong, tamburi, timpani, chitarra, ghironda, trombe, piatti, corni, sonagli e tastiera) contribuiscono a creare calme visioni apocalittiche e antiche atmosfere mitologiche. Il pubblico ne è completamente rapito e si lascia progressivamente coinvolgere.

La trappola del materialismo americano è far credere che la libertà si compri col denaro, ma è un paradosso poiché si diventa schiavi di ciò che si possiede e delle responsabilità. La libertà invece deriva dalla mancanza di possesso. La musica dei Cult of Youth parla di libertà
(Sean Ragon)

cult_of_youthA seguire, nella sala concerti sottostante, si esibiscono gli attesissimi Cult Of Youth da New York. Fondati da Sean Ragon, leader dalla spiccata personalità, hanno all’attivo tre album. Neofolk psichedelico con influenze punk è la definizione comune del loro stile, malgrado Ragon rifiuti qualsiasi classificazione di genere.
Ragon, alla voce e chitarra, è aggressivo e prorompente e il live assume toni violenti. Elemento distintivo e peculiare è il violoncello, suonato con impetuosità dalla carismatica Paige Flash.
I Cult Of Youth coinvolgono il pubblico e si confermano una band che ha stoffa da vendere, assolutamente fuori dagli schemi.


Sabato 27 maggio

Al programma del WGT non manca proprio nulla e oggi si svolge anche la gothic run: la maratona, in outfit nero ovviamente, che tanto entusiasma sia i partecipanti che i tifosi.
In tarda mattinata andiamo ad ammirare l’esposizione di carri funebri degli appassionati collezionisti, disposti intorno alla bellissima Augustusplatz, di fronte al teatro dell’Opera. I goth amano i carri funebri, ma a causa del costo elevato pochi osano possederne uno e pochissimi li collezionano. Ogni veicolo è personalizzato con creatività e anche senso dell’umorismo, usando accessori, scritte e decorazioni. Alcuni sono targati 666 e ce n’è uno nero, con bara all’interno e un bambino che gioca divertito sul coperchio chiuso, sorridendo ai visitatori, orgoglioso della vettura dei suoi genitori. I modelli sono tanti: Cadillac anni 60, 70, 80, Volkswagen e vari altri. Alle 13 il convoglio parte lentamente, dirigendosi al cimitero Sudfriedhof per la presentazione dei veicoli.

Finita la parata, non c’è niente di meglio di un pranzo al Villaggio Vichingo (Torhaus Dölitz) per incontrare gli amici. Prendiamo il tram, ancora ignari che lì avremmo fatto un incontro indimenticabile con un grande e noto personaggio, che non si limita a calcare i palchi della scena musicale. Cose che succedono al WGT! Nel pomeriggio, infatti, decidiamo di assistere alla conferenza di Nikolas Schreck dal titolo: “Perché tutto ciò che sai su Satana è falso”. Mostrando una notevole capacità oratoria e una cultura storica e religiosa generale, Schreck, un tempo satanista (sposato fino al 2015 con l’artista di arti visive Zeena LaVey, figlia di Anton LaVey) e ora valido insegnante di dottrine esoteriche spirituali, spiega in modo semplice ed esaustivo quanto Satana sia la figura più mal interpretata dalla religione cristiana. Partendo dal vero significato del Left Hand Path, in un breve e interessante excursus storico-scientifico, espone la sua verità su Lucifero e sulle sue raffigurazioni errate. Il discorso tocca anche il tema degli enormi danni conseguenti alla cultura antropocentrica e misogina divulgata da alcune dottrine religiose cristiane, dei quali continuiamo a pagare il prezzo. Di fronte a tali osservazioni, sempre ben esposte, non si può non restare colpiti quando Schreck afferma “I have encountered Satan”. Il discorso si conclude con un piacevole e costruttivo dialogo con il pubblico, che dimostra di saperla lunga sull’argomento. Al termine Schreck ci accoglie molto cordialmente quando ci avviciniamo per complimentarci ed esprimere le nostre osservazioni.

I concerti che abbiamo scelto per oggi si tengono, invece, al Täubchenthal, un altro locale bellissimo, con una terrazza e uno spazio antistante dove potersi rilassare. Dopo i Bloody, Dead And Sexy e Frank The Baptist, salgono sul palco gli storici The March Violets. La cantante, Rosie Garland, annuncia felice il quarantesimo anniversario della loro carriera, gridando: “We are old, but we are not dead!”. Il pubblico inizia a esultare e il concerto ha inizio.
E’ come se la sala fosse invasa da una miriade di pipistrelli in volo e subito ci si sente avvolti dal sound e dall’emozione della vera musica goth, quella delle origini. Al basso c’è William Faith, ex-membro dei Christian Death di Rozz Williams, di Shadow Project, di Mephisto Walz, fondatore dei Faith And The Muse ed esponente storico della scena gothic -rock e punk di Los Angeles. Per la prima volta dal vivo ascoltiamo il nuovo singolo “Crocodile Teeth”. Anche dopo quarant'anni il live è un successo ed è seguito dal dj-set “When We Were Young”.

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Domenica 28 maggio

loel_duinn_2Se nel mondo sotterraneo e nella morte avviene la fusione delle creature viventi col mistero della vita, alla chiesa gotica Kirchruine di Wachau e nel suo cimitero avviene l’incontro dei vivi e dei morti, e la musica viene suonata per gli uni e per gli altri, come sentono di fare i Loell Duinn. La chiesa si riempie subito per il sestetto croato, che trasporta l’ascoltatore in un universo musicale esoterico. Prendono vita leggende mitologiche balcaniche, europee, del mondo e oltre, in uno spazio senza tempo. Melodie malinconiche con elementi etnici, sonorità, che spaziano dal Medioevo, al Rinascimento e al Barocco, ottenute con strumenti antichi, in una fusione tra musica tradizionale e contemporanea. I testi sono in lingue diverse: croato, inglese, dialetti balcanici, mozarabico e perfino in una lingua inventata. L’esperienza collettiva porta all’unione con l’assoluto, e la musica diventa il tramite per comunicare con l’oltrevita.
Rigenerati da questa esperienza, dopo il concerto facciamo un’ultima silenziosa passeggiata tra le tombe e un rapido gioco con i tarocchi di Mary, che si rivela un’ottima interprete dei messaggi degli Arcani.

antipoleDa Wachau rientriamo a Lipsia per andare al Volkspalast per lo show degli Antipole, una delle poche band dark coldwave/post-punk della scena norvegese, che ha fatto il suo debutto nel 2014. Nato come progetto solista del chitarrista Karl Morten Dahl, nella formazione dal vivo ospita anche Paris Alexander (basso) e Eirene (voce), ora membri effettivi. Sonorità ipnotiche e melanconiche, basate sulla chitarra e mixate con sintetizzatori e drum machine, sono accompagnate da video con immagini evocative e suggestive. Inizialmente influenzati dalla musica dei primi anni 80 di Cure e Joy Division, successivamente da altre band contemporanee come Clan Of Xymox, Lebanon Hanover, She Past Away e gli italiani Winter Severity Index e Geometric Vision, ora gli Antipole hanno trovato il proprio sound. Il pubblico è molto partecipe e coinvolto in uno spettacolo sonoro e visivo di grande effetto.

 

rosa_crvxE’ programmato per stasera, nel bellissimo teatro Schauspielhaus, il concerto di una band di culto: i francesi Rosa Crvx, fondati da Olivier Tarabo a Rouen nel 1984. Unici nel loro stile, i loro live registrano sempre sold-out, pertanto ci rechiamo sul posto con i nostri amici con largo anticipo, consapevoli della lunga coda che ci attende. Numerosi fan, purtroppo, non sono riusciti a entrare a causa dello stop agli ingressi, dopo il raggiungimento del numero massimo di spettatori.
I live dei Rosa Crvx non sono frequenti anche per via del complesso apparato strumentale: un carillon di dieci campane di chiesa e la Bam, la batteria automatica midi, inventata da Olivier Tarabo, per la quale ha anche vinto un premio per le invenzioni e le innovazioni. Le bacchette dei tamburi vengono azionate mediante un meccanismo elettromagnetico che consente letteralmente a quattro scheletri di suonare. Le differenti velocità del suono e la precisione sono tali che un batterista umano non potrebbe riprodurli. Anticonvenzionali e autentici in ogni aspetto, i Rosa Crvx non hanno mai ambito alle classifiche, né concesso nulla al music business. Finalmente li vediamo dal vivo per la prima volta e nulla della nostra sensibilità e conoscenza musicali sarà più come prima!
Il nome Rosa-Croce non è legato all’ordine segreto mistico risalente al XV secolo, come si sarebbe portati a pensare, ma si riferisce al simbolismo duale di principi dominanti opposti in un retaggio culturale preciso (vita/morte, amore/odio, quiete/angoscia ecc.). Questi binomi antagonisti e questo parossismo caratterizzano i contenuti dei testi, che sono in latino e non sono scritti dalla band, ma estrapolati da opere antiche (formule esoteriche e testi liturgici). Le tematiche predominanti sono legate alle pratiche di stregoneria.
Olivier Tarabo (voce e chitarra) introduce il live spiegando i temi: la lotta dell’uomo con i propri demoni e per la realizzazione dei propri sogni. I Rosa Crvx si ispirano agli scritti di Antonin Artaud, fondatore del “Teatro della crudeltà”, inteso come strumento di catarsi.
Dal primo brano il ritmo marziale e apocalittico ci trasporta in un universo oscuro e misterioso, fino all’orlo dell’abisso dell’anima, da dove si possono scrutare la paura, le grandi domande esistenziali e l’inquietudine di ogni uomo. L’atmosfera si fa rituale, sospesa tra la vita e la morte, le sonorità potenti e ciò che viene svelato è il mistero stesso insito nella natura dell’esistenza e della realtà. Il senso della vita è accogliere la sfida di misurarsi con sé stessi e l’unica luce che l’uomo può scorgere e seguire nel suo percorso di vita è la conoscenza, che altro non è che esplorazione del mistero. Le performance sul tema del corpo in sofferenza creano un’atmosfera rituale di grande impatto emotivo, che si avvicina a quella del sacrificio: vivere significa morire. “Homme Dans La Cage” e “La Danse De La Terre”: la prima è in videoproiezione su schermo gigante, nella seconda, invece, due performer nude, inginocchiate, si gettano della terra addosso vicendevolmente, con movimenti violenti e ossessivi, tenendo in bocca lunghe corde. E’ difficile descrivere il pathos che risulta da questa danza, bisogna viverlo: un rito che pone faccia a faccia col mistero di ciò che siamo, che saremo e che non saremo più.

Lunedì 29 maggio

Oggi iniziamo all’Haus Leipzig col concerto dei Ploho (“Male” in Russo). In poco tempo il locale si riempie. Sono un trio post-punk proveniente dalla Siberia, esponente della soviet wave e che, insieme ai Molchat Doma, rappresenta la principale realtà di genere dell’Est Europa.

 

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Nella formazione Victor Uzhako alla voce, Igor Starshinov ai synth e Andrey Smorgonsky al basso. Attivi dal 2013, hanno pubblicato ben sette album, dei quali l'ultimo nel 2022, dal titolo "When The Soul Sleeps". Perseguitati dal regime per la loro dichiarata opposizione alla guerra e a Putin, sono stati costretti a trasferirsi all'estero e, solo per il fatto di essere russi, devono continuare a difendersi in ogni nazione dove si recano in tour. Anche questa è la follia dei nostri tempi. Sono davvero encomiabili gli organizzatori del WGT: che hanno respinto con coraggio le richieste di cancellazione del live dei Ploho da parte di alcuni attivisti politici. In sala sono presenti russi, ma anche ucraini: la musica unisce sempre e i Ploho, inizialmente un po' tesi, sono accolti con grande entusiasmo dal pubblico e da urla di incitamento e supporto in russo che provengono dalla platea: "Cruto!" (bravi!). La musica e l’arte non hanno niente a che vedere con le ideologie e le fazioni politiche e il WGT è il luogo dove la musica porta un messaggio di pace e di tolleranza.
Il timbro vocale di Victor Uzhakov è algido e tenebroso, l’atmosfera è pervasa da uno spleen malinconico, ma non mancano brani dai toni vivaci e ballabili. Soddisfatti del live, continueremo a seguire i Ploho in futuro e ne approfondiremo la conoscenza.

Al termine andiamo tutti all’Agra per la serata finale del festival.
Nella line-up i penultimi a esibirsi nel grande show di chiusura sono i Front Line Assembly, band electro-industrial fondata da Bill Leeb nel 1986, dopo aver lasciato gli Skinny Puppy. Dalla fusione di elementi Ebm ed electro-industrial, i Front Line Assembly sono arrivati alle loro sonorità e sono noti anche per la produzione di colonne sonore per videogame. L’Agra si riempie, i FLA danno il loro meglio con un forte beat e brani come "Millennium" creano un’atmosfera intensa: si respira una grande energia e il pubblico partecipa anche ballando.

The countdown to certain extinction
Will now transform reality
Slowly the universe grows dark
You slip into a final dream

Per il concerto finale si cambia totalmente genere con gli headliner The Mission, tra le band più influenti del genere degli ultimi ormai quasi quarant'anni, fondata da Wayne Hussey (chitarra/voce) e Craig Adams (basso) nel 1985, dopo la separazione dai Sisters Of Mercy, che a loro volta hanno fatto la storia del genere. Quest’anno i Mission fanno tappa al WGT nel corso del Deja Vu tour. Tanti nel pubblico hanno seguito la formazione britannica dall’esordio e hanno amato il suo repertorio classicamente goth ("God's Own Medicine", "Children", "Carved In Sand", "Neverland") e l’atmosfera si fa nostalgica. Senza nulla togliere agli altri membri della band, vedere Wayne Hussey e Craig Adams fa sempre un certo effetto, specialmente per quelli tra noi che con loro sono cresciuti, dai Sisters of Mercy ai Mission, con una ferita aperta, rimarginata da un flusso di ottima musica che tuttora scorre. Con i suoi brani dark slow di grande intensità, non ha deluso neanche l’ultimo album "Another Fall From Grace", che Hussey ha definito “il link ideale tra First And Last And Always dei Sisters of Mercy e God’s Own Medicine (l’album che ha consacrato i Mission al successo nel 1986, ndr)". Di quest’anno l’uscita dell’Ep “Grotesque”, che ci ha colpito positivamente anche per la tematica: i rumori sinistri e i versi degli animali nel mattatoio, il toccante ritratto dallo sguardo quasi umano della mucca col suo vitello in copertina, i testi e i toni musicali malinconici e a tratti aggressivi che scandiscono la loro battaglia contro il dramma degli animali mandati al macello. Un brano profondo che vuole essere un monito per la salvezza degli umani stessi e una riflessione sui danni dell’antropocentrismo. (“Siamo tutti colpevoli”). L’Agra è gremita e brani come “Butterfly On A Wheel”, “Wasteland”, “Deliverance” e “Severina” suscitano cori e grandi emozioni.

Si chiude così la trentesima edizione del WGT e ci dirigiamo verso la fermata del tram, quello che una volta era il numero 1, contrassegnato da un pipistrello e che faceva le fermate alle principali location del festival. Come sempre, è stato emozionante rivedere le band storiche e scoprire le nuove che portano nella nostra vita emozioni indispensabili. Il WGT è una grande famiglia, che si riunisce e si arricchisce ogni anno, di nuova musica e nuovi amici. Arrivederci all’anno prossimo, Lipsia!

 

(fotografie di Paola Marandola)