I Larsen sono in giro da trent’anni, il che non è automaticamente una cosa buona. Ci sono longevità così stanche che chiudono gli artisti nell’imitazione di sé, imbruttiti a ripetere lo stesso gioco per pigrizia e quieto vivere. Con “Decalcomania”, però, la band torinese dimostra di essere uno splendido trentenne. Il merito non è solo di un talento ormai manifesto, ma anche dell’aperta curiosità verso il genio altrui. La lista delle collaborazioni è infatti lunga e variegata, e la spericolata voglia d’ibridarsi, mutarsi e imbastardirsi ci scampa sempre dal morire d’inedia.
Questa volta è toccato a William Basinski portare il progetto a nuovi orizzonti sonori. Il compositore texano ha prodotto e dilatato i brani, li ha enfiati con i suoi loop metropolitani e infettati con un sassofono da fine del mondo. Il risultato è un variegato caleidoscopio della carriera dei Larsen, innervato da un interessante cupo catastrofismo. L’apertura di “This Is Only a Test” è una danzereccia sirena d’allarme, un loop robotico e pneumatico alla Kraftwerk che sostiene il recitato distaccato e ironico di Modenese Palumbo (testo di Little Annie da tempo figura di rilievo per i lavori del gruppo). Gli incisi raccontano scenari orwelliani tra crescendo elettronici, pulsazioni e vibrati.
“The Distress Lounge” è una scenografia degradata, fra riverberi e nebbie metalliche, dalla quale affiora un sassofono avant-jazz, disturbato da imbizzarrite suggestioni elettroniche e drone liquidi; una strumentale di “Black Tie White Noise” ma insabbiata in visioni distopiche. Un parziale ritorno alle origini è “The Entanglement” che tra beat pesanti, batterie downtempo e chitarre acide richiama le atmosfere assassine di “No Arms, No Legs: Identification Problems” ma le spinge fino a un post-industrial rarefatto e allarmato.
“Substrata” è una dieci minuti di arte varia, un collage post-moderno capace di far dialogare mondi a distanza siderale. Mutevole, eccentrica, magmatica, nasce da un caos computazionale, evolve e si struttura come un ambiente cosmico immenso e oscuro, battuto e innervato da frammenti dub e alternative. Chiude “POV 20”, sorretta da una batteria ispiratissima che accompagna in una nuova discesa nei gorghi più cupi e ambigui del post-rock, illanguiditi dal sassofono sordido e noir di Basinski.
Decalcomania è una prova solida e convincente; i Larsen si stampano perfettamente sull’esperienza e la fantasia di Basinski e disegnano una scultura sonora viva, contemporanea e anticonformista.
18/08/2026