Alice

Auditorium Parco della Musica, Roma (02/09/2026)


Alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, Alice entra nelle canzoni di Franco Battiato senza il passo della commemorazione. “Eri con me – Alice canta Battiato” non ha infatti la forma di un tributo né quella, ancora più insidiosa, della celebrazione postuma: è piuttosto un attraversamento. Un repertorio altrui che, dopo decenni di prossimità artistica e umana, finisce inevitabilmente per coincidere in parte con la sua stessa biografia musicale.
Alice vi si muove quasi come una vestale. Non custodisce semplicemente la memoria di Battiato: ne mantiene accesa la combustione segreta, senza trasformarla in reliquia. E del resto pochi potrebbero farlo con la stessa legittimità. Alice appartiene organicamente alla sua storia musicale: interprete, interlocutrice, complice, una delle grandi voci femminili sulle quali Battiato ha esercitato quella particolare arte maieutica che aveva già incontrato personalità irriducibili come Giuni Russo e Milva. L’interprete di Forlì non cerca Battiato attraverso l’imitazione  ma attraverso il proprio timbro con il suo registro grave con un’emissione controllatissima che ne altera sensibilmente la prospettiva. È anche per questo che la malinconia della serata non diventa mai commemorazione. Rimane piuttosto una velatura, una frequenza bassa. Alice non evoca un fantasma: canta da una posizione precisa del presente.

La prima parte del concerto insiste sulle zone meno ovvie e più tarde della scrittura del Maestro, a partire da “Da Oriente a Occidente” ed “Eri con me”. Sono brani nei quali la forma pop sembra essersi progressivamente spogliata, lasciando emergere una dimensione contemplativa, quasi metafisica. Alice li affronta con una compostezza che sfiora a tratti la ieraticità: pochi gesti, nessuna teatralità superflua, tutta l’espressività affidata alle minime inflessioni della voce.

A sostenerla ci sono I Solisti Aquilani, ensemble di notevole precisione, capace di evitare tanto la ridondanza sinfonica quanto il semplice accompagnamento ornamentale. Gli archi aprono e richiudono lo spazio armonico lavorando sulle sospensioni. Al pianoforte e alla direzione Carlo Guaitoli costruisce una trama estremamente misurata: il piano diventa spesso la cerniera fra la voce e gli archi, mantenendo intatta quella geometria interiore che appartiene profondamente alla musica di Battiato.
Progressivamente, però, il concerto cambia stato. Dopo le stanze più appartate arrivano le canzoni che appartengono ormai alla memoria collettiva: “L’animale”, “Gli uccelli”, “Segnali di vita”. A volte basta l’attacco di una melodia perché dalla Cavea parta un applauso improvviso, quasi una scarica elettrica. Alice resta ferma al centro di quella corrente, accogliendola senza compiacimento. Il rapporto con il pubblico ha qualcosa di singolarmente pudico: poche parole, qualche sorriso, una gratitudine mai trasformata in retorica. Quando arrivano “E ti vengo a cercare” e “La cura” dal pubblico qualcuno le grida che è “una carezza al cuore”. Segue un applauso lunghissimo. E forse quella frase, nella sua semplicità, individua qualcosa che la critica rischia di complicare inutilmente e cioè la capacità che ha con la sua voce di non aggredire mai l’emozione, ma di raggiungerla per vie laterali.

Il bis diventa quasi un secondo finale, quattro brani accolti con entusiasmo, con l’inevitabile “Per Elisa”, restituito senza nostalgia sanremese, ancora nervoso, obliquo, sorprendentemente moderno. È proprio in questa capacità di riattivare ciò che credevamo di conoscere che “Eri con me” trova una delle sue ragioni più profonde. Non ci sono veri coups de theatre, né sembrano necessari. Si conoscono le canzoni e le parole sono sedimentate nella memoria. Tuttavia la familiarità non ne esaurisce la forza… qualcosa continua ad accadere a quella musica ogni volta che, attraversata dalla voce di Alice, torna a trovare risonanza dentro di noi. Alla fine rimane una forma inattesa di sollievo. Il grande assente resta tale ma la sua musica conserva ancora un corpo, un respiro e, soprattutto, una voce.