Nell’immaginario italiano “La Corazzata Potëmkin” (1925) di Sergej Ėjzenštejn è un film pesante, noioso e insopportabile: una tortura imposta da falsi intellettuali sadici verso un popolo vittima di soprusi. Almeno questo pensano gran parte delle persone che conoscono “La Corazzata Potëmkin” solo attraverso lo specchio deformante delle parole del Fantozzi di Paolo Villaggio, che un po’ per scherzo, un po’ con inutile cattiveria, hanno finito per calunniare ingiustamente uno dei film più importanti e rivoluzionari della storia del cinema. Eppure, prendendo in prestito le parole di Francesca Badalini de I Sincopatici e ribaltando le ingiurie (per quanto satiriche) di Villaggio, è giusto dirlo senza esitazioni: "La corazzata Potëmkin è una figata pazzesca!"
Maledetto Fantozzi
La fantomatica e rarissima versione di diciotto bobine di cinque o sei ore, che il direttore Guidobaldo Maria Riccardelli costringe a far vedere ai poveri impiegati, ovviamente, non esiste ed è frutto della fantasia di Villaggio. E’ bizzarro che una simile fama negativa, una distorsione tutta italiana, sia capitata proprio a “La corazzata Potëmkin”, film di appena settantacinque minuti, caratterizzato da un montaggio frenetico e rapidissimo, radicalmente moderno e avanguardistico per l’epoca: in una parola rivoluzionario come gli eventi che racconta. E forse non è un caso che proprio l'Italia sia una delle nazioni con più sonorizzazioni, molte delle quali tra le migliori disponibili.
“La corazzata Potëmkin” celebra i veri avvenimenti del 1905 della nave Potëmkin a Odessa, che caratterizzarono la prima rivoluzione russa fallita, ma che preparò la strada alla seconda infine riuscita. Senz’altro un'opera di propaganda, ma con una perizia tecnica per l’epoca avveniristica che lo rende ancor oggi un film godibile e attualissimo. La registrazione della celeberrima scena della scalinata è talmente realistica che alcuni turisti presenti a Odessa, non sapendo che si stesse girando un film, pensarono che vi fosse in atto un nuovo tentativo di rivoluzione.
La prima alteatro Bol'šoj
La prima proiezione si svolge a Mosca la sera del 31 dicembre 1925 al teatro Bol'šoj. Alla comparsa della bandiera colorata di rosso, alla fine del film, il pubblico si alza in piedi commosso per applaudire. La colonna sonora originale è quella del compositore austriaco Edmund Meisel, a cui vengono aggiunte composizioni tratte dalle Sinfonie n.5 e n.11 del compositore sovietico Dmitrij Dmitrievič Shostakovich.
Da allora sono tantissime le versioni di nuove colonne sonore scritte da musicisti sparsi un po’ per tutto il mondo. Una delle prime è quella del pianista americano Chris Jarrett che, nel 1985, pubblica una versione di solo piano ipertecnica e veloce, molto distante da ogni idea di colonna sonora sinfonica. Almeno questo emerge dai video disponibili online, visto che Jarrett, pur avendo suonato dal vivo la sua versione innumerevoli volte, non ha mai pubblicato su cd o vinile le sue registrazioni.
Le quattro colonne sonore indispensabili
Pet Shop Boys (Uk) - 2004 post synth pop
Pubblicata in occasione dell’ottantesimo anniversario del film (a nome Tennant/Lowe), la versione del duo britannico è uno dei punti di riferimento per chiunque si approcci alle colonne sonore di film muti. La loro maestria, il loro tocco melodico mai banale e la passione percepibile in ogni instante per la potenza delle immagini di Sergej Ėjzenštejn rendono la loro soundtrack estremamente credibile. Il synth-pop dei Pet Shop Boys viene spogliato dalla voce e dalla consueta struttura strofa-ritornello per divenire definitivamente post. I ritmi ostinati, le ripetizioni post-minimaliste pulsano per gran parte del film come altrettante chiamate alle armi, come ad esempio in “Nyet”, che accompagna perfettamente la ribellione dei marinai o in “The Squadron”. A volte si giunge a melodie commoventi (“Odessa”) che con l'aggiunta della voce si tramutano in simil-ballate di grande classe (“No Time For Tears”). Voto 7,5
Edison Studio (It) - 2017 avantgarde, musica concreta
Uno dei meriti principali - tra i molti - della Cineteca di Bologna è la pubblicazione della nuova edizione Dvd del 2017, contenente la versione restaurata de "La corazzata Potëmkin" accompagnata da una colonna sonora alternativa firmata dagli Edison Studio, ensemble romano di musica d’avanguardia fondato nel 1993. Il collettivo - composto da Mauro Cardi, Luigi Ceccarelli, Fabio Cifariello Ciardi e Alessandro Cipriani - realizza una partitura sonora estremamente incisiva, in cui elettroacustica e musica concreta si intrecciano fino a dare, in più passaggi, letterale voce ai personaggi nei momenti più cruenti del film. In un equilibrio raro tra rigore sperimentale e capacità di dialogare con le immagini, questa colonna sonora si impone come una delle più riuscite e significative mai realizzate per il capolavoro ejzenštejniano. La musica è disponibile esclusivamente nel Dvd della Cineteca di Bologna. Voto: 7,5
Cinestesia (It) - 2018 post-rock, alternative
Cinestesia è un collettivo di musicisti che da anni si dedica all’accompagnamento dal vivo di film muti. La loro musica, sospesa tra post-rock cinematografico e alternative con sfumature psichedeliche, funziona in modo ideale come colonna sonora, sfruttando al massimo le potenzialità del post-rock nel caricare le immagini di tensione, potenza ed emotività. Spesso il suono è ridotto ai minimi termini, lavora per sottrazione, ma quando la tensione si accumula – come nella cavalcata chitarristica di "The Odessa Steps" – il gruppo raggiunge l’apice espressivo di un post-rock pensato e adattato al linguaggio cinematografico. La lunga "One Against All" (dieci minuti) porta all’ennesima potenza l’anima psichedelica delle loro composizioni, aprendo uno spazio dilatato e ipnotico che prepara il terreno al finale di "Red Flag Of Victory": appena due minuti di post-rock essenziale, ma intensissimo, che accompagnano l’arrivo della celebre bandiera rossa e conducono l’ascoltatore a un passo dall’estasi. Voto 7,5
I Sincopatici (It) - 2026 post-rock, prog, neoclassica
I Sincopatici sono un gruppo milanese fondato da Francesca Badalini, da anni impegnato nella rilettura musicale dei grandi capolavori del cinema muto. La loro discografia comprende numerosi titoli fondamentali del periodo tra cui "Nosferatu", "Il gabinetto del dottor Caligari" e "Metropolis", sino alla sonorizzazione più recente del 2024, quella del film muto italiano, il pionieristico "L’inferno", ispirato alla "Divina Commedia". Il quartetto - formato da Francesca Badalini (pianoforte, chitarra elettrica), Silvia Maffeis (violino), Andrea Grumelli (basso) e Teo Ravelli (batteria ed elettronica) — restituisce nuova linfa all’opera di Sergej Ėjzenštejn attraverso un amalgama stilisticamente solido e altamente cinematografico, in cui musica classica, post-rock, progressive e aperture avanguardistiche convivono con naturalezza. I ritmi serrati che accompagnano le sequenze più dinamiche - tutt’altro che sporadiche - amplificano la tensione narrativa senza mai sovrastare le immagini. Rivedere la celeberrima scena della scalinata di Odessa sostenuta dalla musica dei Sincopatici si conferma così un’esperienza di forte impatto, capace di rinnovare la potenza emotiva del film. Voto: 8
Altre colonne sonore sparse nel mondo in ordine cronologico
Matt Darriau's Paradox Trio (Us) - 2000 jazz, folk, klezmer
Il Paradox Trio, fondato dal clarinettista newyorkese Matt Darriau, innesta il linguaggio jazzistico su coordinate klezmer (musica strumentale ebraica tradizionale), folk celtiche e suggestioni balcaniche. Una miscela sonora volutamente spigolosa e anti-intuitiva, che come colonna sonora si rivela fortemente cacofonica e sperimentale, arrivando in più punti a entrare in attrito con le immagini. Eppure, al netto di una resa non sempre funzionale sul piano sinestetico, il progetto si impone per audacia e tensione espressiva: le stratificazioni che accumulano energia fino a brevi e improvvise deflagrazioni, così come la scelta di muoversi in territori così impervi, testimoniano un approccio radicale e non conciliatorio, certamente degno di nota. Voto: 6
Del Rey & The Sun Kings (Us) - 2007 elettronica, post-rock
Jackson Del Rey è stato un protagonista della scena post-punk di Los Angeles degli anni 80, in quanto membro dei Savage Republic. Dopo aver lasciato la band nel 1989, la sua nuova vita artistica lo ha visto, tra le altre cose, protagonista di colonne sonore di film muti, tra cui proprio “La corazzata Potemkin” nel 2007. Siamo ormai lontanissimi dal sound dei Savage Republic e la scelta di Del Rey cade su una musica elettronica particolarmente ripetitiva che potrebbe rappresentare un punto d'incontro tra Tangerine Dream e Brian Eno. Emotiva e abbastanza coerente con la narrazione del film, l’opera di Del Rey trova momenti abbastanza ambiziosi nei dodici minuti iniziali di “The Men And The Maggots”, una sorta di post-rock per archi, e nel noise dal ritmo marziale di “The Ship Guns Roared” e “Squadron Sighted - Prepare For Action”. Voto 6,5
ATR è un progetto musicale brasiliano formato da Juliano Cesar Parreira, Eduardo Cordeiro da Silva Porto e Gustavo Spineli Koshikumo, autore di una delle più originali colonne sonore alternative per "La corazzata Potëmkin", in cui elettronica e hip-hop strumentale si fondono in modo sorprendente. Nonostante i generi possano far pensare a un alleggerimento della tragedia del film, le cose non stanno affatto così. Un brano come “Funeral” (diviso in due parti) restituisce pienamente il senso di sofferenza trasmesso dalle immagini. Quando invece c’è bisogno di accentuare il ritmo, l’elettronica si trasforma in un battito ipnotico che richiama efficacemente la marcia della polizia zarista lungo la scalinata di Odessa (“Staircase’s Battle”). Voto 7
Morricone Youth (Us) - 2023 italian soundtrack
Chiaramente ispirata alla musica del maestro Ennio Morricone, la band newyorkese Morricone Youth ha all’attivo una lunghissima serie di colonne sonore che spaziano dal sempre presente "Nosferatu" di Murnau ai più insoliti "The Lodger" di Hitchcock e "Sunrise" dello stesso Murnau, fino a film non muti come "Eraserhead" di David Lynch, "La notte dei morti viventi" di George A. Romero, il primo “Mad Max” (distribuito in Italia come Interceptor) e persino "Diabolik" di Mario Bava. Al netto delle evidenti influenze morriconiane, percepibili un po’ ovunque, appare chiaro come il gruppo guardi anche alle colonne sonore italiane degli anni Settanta, un riferimento evidente in “Cossacks Charge”, che accompagna l’irruzione dei cosacchi sulla scalinata di Odessa e in “Tsarist Battleship”, il momento dell’arrivo delle navi zariste. Voto 6,5
Ensemble Modelo62 (Nl) - 2023 avantgarde
L’Ensemble Modelo62 è un collettivo internazionale di musica contemporanea, composto da musicisti provenienti da diverse aree geografiche (Spagna, Olanda, Serbia, Sudafrica, Argentina, Grecia, Canada ecc.), che opera come un vero e proprio laboratorio sperimentale, fortemente concettuale e radicale. Nel 2023 ha pubblicato una rilettura estremamente avanguardistica della colonna sonora de "La corazzata Potëmkin". Una sequenza di improvvisazioni si sussegue in un lungo percorso di non-music, che privilegia atmosfere cupe e abrasive, ponendosi in netta antitesi rispetto a qualsiasi concezione classica o illustrativa di accompagnamento sonoro. Un’operazione rigorosa e ostica, più orientata alla ricerca che alla fruizione. Voto 6,5
Gene Pritsker è un musicista e produttore newyorkese molto eclettico che ha registrato e prodotto album molto differenti tra loro, spaziando dalla classica all'elettronica fino addirittura all’hip-hop. Questa contaminazione è evidente nella sua versione sonora del capolavoro di Sergej Ėjzenštejn, fondamentalmente un bizzarro connubio di musica classica da camera (violino, violoncello, flauto, clarinetto, fagotto, pianoforte e tromba) con intermezzi elettronici e saltuari ritmi hip-hop. Il mix sembra troppo ambizioso e, a volte, il rischio di trovarsi di fronte a una sorta di insalata di suoni senza costrutto è percepibile. Nonostante questi limiti, è difficile non riconoscere il coraggio di un’operazione tanto fuori dagli schemi. Sembra quindi sia giusto incoraggiare un’opera che potrebbe essere anche un possibile punto di partenza verso lavori futuri più maturi e compiuti. Voto 6
The Pit Orchestra (Uk) - 2025 post-rock
Che il post-rock sia un linguaggio particolarmente affine alla dimensione cinematografica è ormai un dato acquisito. Non sorprende, dunque, che le sonorizzazioni di film muti vengano spesso affidate a formazioni riconducibili a quest’area, come nel caso dei britannici The Pit Orchestra. Forte di un organico imponente - ben undici musicisti - il collettivo propone cinque lunghe suite, ciascuna di circa quattordici minuti, pensate per accompagnare i cinque capitoli de "La Corazzata Potëmkin". Chitarre, violini, suggestioni di musica popolare e cori femminili confluiscono in un vero e proprio maelstrom sonoro, che trova i suoi momenti più alti nei crescendo distorto di “Act IV – Song For Odessa” e nella lenta, progressiva edificazione del brano introduttivo “Act I – Waves”. Una lettura coerente e cinematograficamente efficace che fa leva sul pathos emotivo tipico delle sonorità post-rock. Voto: 7
Nicola Manzan & Bruno Dorella (It) - 2025 avant-rock, noise
La singolare coppia formata da Nicola Manzan (Bologna Violenta) e Bruno Dorella (Bachi da Pietra, Ovo, Ronin) ha intrapreso nel 2025 un breve tour dedicato alla sonorizzazione dal vivo de "La Corazzata Potëmkin". Al momento non esiste una documentazione audio-video dell’esibizione, ma chi ha avuto la fortuna di assistervi ricorda con chiarezza un set di grande intensità: il violino di Manzan, lontanissimo dalle asperità del progetto Bologna Violenta, dialogava con le percussioni di Dorella in un equilibrio costante tra tensione sperimentale, pulsione ritmica e aperture melodiche, sempre al servizio del film. Il finale - con il pubblico in piedi ad applaudire tanto il capolavoro ejzenštejniano quanto i due musicisti - resta emblematico di una serata irripetibile, sospesa tra cinema, musica e rito collettivo. Voto: 7,5