Sedici album in venticinque anni di carriera non hanno contribuito a rendere familiare il nome della cantautrice inglese Kathryn Williams al di fuori dei confini patri. Da sempre una delle autrici più raffinate della scena folk inglese, Kathryn ha preservato un profilo musicale più intimo e colto, nelle sue canzoni non c’è quasi nulla di quell’immaginario bucolico e a tratti arido di molti folksinger, di pari passo gli album viaggiano su coordinate che intercettano Nick Drake, Lisa Germano, Colleen, Hope Sandoval e Susanne Vega.
“Mystery Park” si candida come il miglior album dell’autrice dai tempi di “Little Black Numbers”, un altro capitolo da aggiungere alla lista di dischi preziosi come “Over Fly Over”, “Old Low Light” e “Crown Electric”, anche se difficilmente riuscirà a far breccia in un mercato discografico dove al contenuto si continua a preferire la forma e l’incidenza (indecenza) dei social (basti confrontare quest’album con il pur interessante disco di CMAT “Euro Country” per coglierne le differenze).
Quel che non manca a Kathryn Williams è la personalità (ascoltate la splendida versione di “In A Broken Dream” di Python Lee Jackson inclusa nell’album “Relations”), ma soprattutto un’abilità di scrittura che le permette di elaborare melodie cristalline, fluide e ispirate che catturano all’istante: il primo brano del nuovo album “Thoughts Of My Own” ne è un fulgido esempio.
Non è un caso che ad accompagnarla in questa nuova avventura Kathryn Williams abbia chiamato ancora una volta Ed Harcourt, autore con il quale condivide quasi lo stesso destino, vista anche la scarsa attenzione attribuita anche agli ultimi ottimi album del cantautore di Wimbledon. Quello di Harcourt non è comunque l’unico apporto esterno: la troppo presto dimenticata Polly Paulusma regala due momenti suadenti e amabilmente agrodolci in “Goodbye To Summer” e “Tender”, mentre Paul Weller si diletta con l’organo hammond nella splendida ballata “Gossamer Wings”, scritta a quattro mani con Kathryn, una delle pagine più intense di un album tanto scarno quanto ricco di suggestioni musicali.
“Mystery Park” è un disco poetico ma mai stucchevole, anche quando Williams racconta di storie familiari (la fragile “Sea Of Shadows”, dedicata al figlio maggiore Louis, e la delicata “Servant Of The Flame”, scritta per il figlio minore Ted), armonia e sapienza lirica tengono a freno qualsiasi deriva sentimentale, preferendo all’enfasi un poetico sussurro che rimanda a Paul Simon e al Nick Drake di “Bryter Later.
Un’ultima meritata menzione va a Leo Abrahams, abile rifinitore di un disco tanto intenso quanto elegante ed essenziale. Il perfetto intreccio di piano e archi che regge la pagina più spirituale dell’album, “Knew You Forever”, e il fluido e straziante crescendo emotivo di “This Mistery”, che Kathryn dedica al padre malato di demenza, sono solo due esempi dell’abile cornice che il compositore e produttore inglese pone a completamento di un progetto forse destinato a un ingiusto oblio mediatico ma che saprà appassionare l’ascoltatore più attento.