ROBBIE WILLIAMS - Britpop

2026 (Farrell, sony)
pop, rock

È un nevoso sabato di gennaio qui a Madrid, siamo nel 1996 e quello che mi accingo a recensire è il primo disco del più ribelle degli ex-Take That, Robbie Williams. Si intitola “Britpop”. E come altro dovrebbe intitolarsi?

Andrebbe ringraziato già solo per le sensazioni previe all’ascolto di questo suo tredicesimo disco, Robbie Williams. Che al di là del contenuto musicale, al quale arriviamo tra un po’, è progettato come una macchina del tempo e della nostalgia. Un marchingegno capace di farci immaginare addirittura una realtà alternativa. Non è infatti un segreto: questo è proprio il disco che Robbie, non ci fossero stati produttori invadenti di mezzo, avrebbe voluto registrare immediatamente dopo l’uscita dalla celebre boy-band.

Tolto il disco di Natale datato 2019, erano ben dieci anni (dal 2016 di “The Heavy Entertainment Show”) che non ci trovavamo tra le mani un disco di Robbie Williams. Dopo la visione del tanto vituperato “Better Man” (in realtà un biopic curioso, coraggioso e originale), la sensazione che qualcosa bollisse in pentola era però forte.

Fughiamo subito ogni dubbio. Potrebbe questo “Britpop” essere davvero un disco del 1996? Assolutamente sì. Anzitutto perché sembra davvero pensato in quegli anni – e stando al suo autore lo è. Ma c’è dell’altro. In realtà gli undici brani che compongono il disco sono stati scritti tra il 2024 e il 2025, ma la popstar inglese porta il suo gioco nostalgico così in là che ciascuna delle canzoni sembra pensata come l’embrione di una sua hit del futuro – futuro se fossimo davvero nel 1996, va da sé.

Per una vaporosa “Human” e una “Spies” che fanno il verso alle varie “Feel” e “Come Undone”, i brani più rock, come “Rocket” (che può contare addirittura sulla chitarra di Tony Iommi!) e “Pretty Face”, strizzano l’occhio agli Oasis proprio come ai tempi dell’ossessione del loro autore per Knebworth. La palma per i vocalizzi più gallagheriani di tutti spetta però a quelli di “All My Life”; mentre in “Bite Your Tongue” Robbie si ricorda delle pulsioni elettroniche di “Rock Dj”. C’è spazio anche per l’infatuazione swing/crooner, con la divertente “It’s Ok Until The Drugs Stop Working”.

Il brano più interessante di tutti è una sorta di standard synth-pop, formula questa abbastanza inedita per Williams, intitolato “Morrissey“. Un gemma pop briosa e carezzevole nella quale il cantante si rivolge all’idolo di gioventù diviso tra ammirazione e amichevole compassione.

Chi vi scrive considera Robbie Williams l’ultima (o una delle ultime) grande popstar britannica, nonché un autore e interprete formidabili di canzoni come non se ne scrivono più. Detto questo, sopravvive “Britpop” al confronto con i grandi classici del suo artefice? Decisamente no. Ma chi se lo aspettava? Nessuno. Come del resto veniva molto difficile anche attendersi un gioco così nostalgico e piacevole come questo.

18/01/2026

Tracklist

  1. 1. Rocket (feat. Tony Iommi)
  2. 2. Spies
  3. 3. Pretty Face
  4. 4. Bite Your Tongue
  5. 5. Cocky
  6. 6. All My Life
  7. 7. Human (feat. Jesse & Joy)
  8. 8. Morrissey
  9. 9. You
  10. 10. It's OK Until The Drugs Stop Working
  11. 11. Pocket Rocket

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