C’è una zona di confine dove
post-rock, jazz ed
elettronica smettono di comportarsi come generi distinti per diventare un unico flusso magnetico: per chi ne è intrigato, nel 2025 i Glass Museum sono un approdo necessario. Il nome guarda ai
Tortoise, il suono parla però un linguaggio molto più urbano e contemporaneo.
Dopo aver esplorato con “Reykjavik” il possibile dialogo fra nu jazz e costruzioni progressive, e aver aperto nel successivo “Reflet” a un suono più sintetico, il duo brussellese si è allargato a trio ed è tornato alla carica con un album decisamente più elettronico e notturno nei toni.
Meno
Einaudi e più
Flying Lotus, si potrebbe dire. Le cascate di pianoforte stile
GoGo Penguin sono ancora il fondamento del suono, ma è nuovo il paesaggio su cui si stagliano: nuvole di synth echeggianti, bassi profondi,
wonky beats storti e letargici. Un velo nebbioso e
hi-tech che non smorza ma amplifica i contrasti, valorizzando pezzi chiaroscurali come la cinematografica “Anchor” e “Rewind”, sospesa fra nervosismo glitch e slanci paradisiaci accennati da frammenti corali smaterializzati. Nell’ombrosa “Van Glas”, animata da accordi marcatamente
radioheadiani, il
flow fiammingo dell’ospite Jazz Brak enfatizza la componente
hip-hop, mentre “Trails” gioca su un ritmo spezzato, esplicitando la vicinanza ai connazionali e compagni di etichetta
Stuff., anche loro alfieri di un
wonky jazz di chiara matrice Tortoise.
Il cuore narrativo del disco si sviluppa nei sei minuti di “III”, con un arco dinamico in crescendo che inanella
sub-bass gommosi, incastri poliritmici e rarefazioni cariche di tensione: una forma che si dilata e si contrae, guidando l’ascolto attraverso continui spostamenti di energia.
L’ultima parola spetta a “Steam”, che a modo suo distilla l’intero percorso: i synth pulsano senza stabilizzarsi, il sax si assottiglia nell’aria e ad affiorare è quella sensazione di controllo, attrito e attesa che – a ben vedere – aveva sorretto ogni traccia. Il disco abbraccia così definitivamente l’inesploso, trovando la sua forma finale in un equilibrio precario. Nessun punto fermo, insomma, solo una dissolvenza ben calibrata.
29/12/2025