“Sono morto x 15 giorni ma sono tornato perché l’amore è”: questo il titolo del nuovo album di Gabriele Mencacci alias Amalfitano, a distanza di un anno da “Tienimi la mano, Diva!“. Mai titoli di album furono così rappresentativi della musica che contengono: chiari, non banali, colti e curiosi. E così l’amore è quella forza che fa correre il protagonista del primo brano, “Mille volte sì”, mentre è “felice di farmi questa derapata per venire da te”. E come la gioia più forte irrompe e fa saltare ogni argine, così i versi e le immagini si susseguono in modo disordinato e spontaneo, ma c’è la musica a dare ordine alla trama, a comporre strofe e ritornelli; così viene in mente, per analogia, il lavoro di ricomposizione che Lucio Battisti faceva intorno ai testi di Pasquale Panella. Ma là dove c’era elettronica e sperimentazione, qui c’è un’anima punk, un andamento folk-rock e un approccio pop (nel senso di popolare), che rende questo brano e i seguenti irresistibili e immediati.
Le canzoni di Amalfitano sono come uno stroboscopio, nel quale compaiono e scompaiono riferimenti ed echi dei più diversi; da un lato la cultura letteraria, filosofica e spirituale dell’autore, dall’altro la tradizione migliore del cantautorato italiano. Ma il tutto è frammischiare e sfuggente, così quando sembra di aver scorto un richiamo a Battiato, ecco Bianconi, ecco Capossela, ecco Finardi. Ma ecco anche Prince, Corto Maltese, Simone Weil e Aznavour, esplicitamente omaggiato nella canzone omonima, una delle più riuscite, in cui la fine di un amore non ha la pesantezza del dramma perché si può anche “festeggiare la fine cantando Aznavour”, “quello che canta la Bohème tutto serio”.
La vera profondità di questo lavoro di Amalfitano però non consiste solo nella sapienza letteraria e musicale, o nella perizia nel “make it new” attraversando il nostro canzoniere e la nostra tradizione. È nella capacità di offrire un quadro della felicità a tutto tondo, in cui sono presenti anche le ombre, le incertezze, i fallimenti e i dolori (“la conoscenza delle cose porta al pianto, ma senti come scoppia dentro al cuore”, si dice in “Vai a costruire le campane”), come possono esserci i momenti di riscossa e di pura gioia. L’autore a riguardo ha parlato esplicitamente di rinascita, una rinascita terrena, in costante ricerca e tensione. Così è moderna e soprattutto adatta ai tempi in cui viviamo, perché è possibile anche correre di gioia anche in tempi “mossi come questi anni”.
21/12/2025