Riposti i panni del cantautore folktronico, Benoît Pioulard indossa quelli del compositore ambient dedito a riscoprirsi ancora una volta al cospetto della natura e dei suoi placidi condizionamenti. Il quarto capitolo della serie “Stanza”, nato nel 2015 come parentesi parallela, mette in campo dieci partiture che condensano lo sguardo introspettivo del musicista americano durante un inverno particolarmente cupo a Seattle, vissuto perlopiù tra le mura domestiche. Ogni mattina, infatti, munito della sua Telecaster e di un registratore, Pioulard ha creato movimenti estatici, spediti di volta in volta in loop attraverso accordi di chitarra e sottili field recording.
“Stanza IV” nasce anche come espansione definitiva delle registrazioni esclusive condivise da Pioulard via Bandcamp negli ultimi tempi e delle visioni elettroacustiche maturate insieme con Rafael Anton Irisarri, Viul e The Humble Bee. Un viaggio quindi espanso nel cuore di una natura morta che è anche una metafora della perdizione e dello sconforto con i quali il quarantunenne Benoît purtroppo si è ritrovato a fare i conti dopo la perdita del padre.
Va così in scena la contemplazione di un esterno piovigginoso da esorcizzare con sei corde, un moog, una kalimba, un paio di campane e microcassette da mandare avanti e indietro: elementi che fungono figurativamente da ali necessarie e altrove da spighe di grano che ondeggiano nel vento.
Sono dieci i capitoli che fanno parte di quello che è un unico “romanzo” distribuito da Pioulard per la propria label, Disques d’Honoré, ad arricchire una discografia che dal 2011 a oggi ha visto alternarsi capolavori elettrofolk in salsa lo-fi come “Precis” e cicliche stasi come appunto la saga “Stanza”.
Quattro le suite composte esclusivamente da Pioulard e poste al centro del piatto, alcune delle quali rivisitate nelle altre facciate da James Devane, Markus Guentner, Clarice Jensen, arovane, Mj Guider e Viul. E’ una suddivisione che in parte stimola e tende a rendere completamente differenti le “cover” dagli originali. Così come i riferimenti mutano al netto dell’apparente similitudine tra una partitura e l’altra, in particolare quando si ascoltano le prime quattro tracce. Si va dalle dilatazioni new age di progetti extrasensoriali come Sky Douglas alle fluttuazioni acustiche di David Naegele, fino agli episodi più pacifici inscenati da Jefre Cantu-Ledesma.
In questo magma che scende pachidermico a valle, la rilettura di “Steeples Writhe” ad opera di Devane decostruisce ritmicamente l’insondabile beatitudine nella quale ha deciso di immergersi Pioulard in totale solitudine. Mentre la versione di “For Dialect” per mano di Mj Guider pare uscita da un album di Andy Stott, così come quella di arovane pone in circolo una linea di tastiera che molto probabilmente piacerebbe a Nathan Fake.
Diametralmente opposte le due variazioni su tema “Ersatz Immortality” di Clarice Jensen e Viul: totalmente organica la prima, a differenza della seconda, che dopo un inizio tanto incessante quanto cupo, trasmigra sul finale in una sorta di pascolo elettroacustico.
“Stanza IV” è un disco dalla doppia anima che amplifica egregiamente l’approccio ambient-drone di Pioulard, esaltandone al contempo l’immaginario più assorto.
27/11/2025