Quando scrissi l’approfondimento per “Il segreto”, il secondo album di Venerus, risalente a un paio d’anni fa, pensai che in quel momento ci fossero almeno due musicisti in Italia che avrebbero meritato di raggiungere un successo più grande: uno era Lucio Corsi, l’altro Venerus. Giorni dopo li vidi insieme sulla copertina di un noto magazine specializzato e pensai che qualche addetto ai lavori avesse la mia stessa impressione. Ascoltando le canzoni di quel disco, ebbi la sensazione che per Venerus sarebbe stato più semplice: Corsi appariva una creatura troppo “aliena” per poter davvero far presa sul grande pubblico. Mi sbagliai. All’inizio di quest’anno sono arrivati Sanremo e “Volevo essere un duro”: il mio pronostico è stato completamente ribaltato.
Sì, “Il segreto” avrebbe meritato miglior fortuna e maggior considerazione, invece è rimasto una sorta di fratello minore, seppur molto diverso, di “Magica musica”, il lavoro che per primo presentò Venerus al mondo in maniera compiuta. Sono passati due giri di calendario e “Speriamo”, il terzo capitolo di una bella avventura musicale, prosegue l’opera di un musicista che ha deciso di innamorarsi - e di farci innamorare - della speranza, un’economica via di fuga per tutti coloro che si sentono preoccupati per le sorti del mondo e delusi dalla realtà quotidiana. Ma affinché una via di fuga sia possibile, occorre un mezzo in grado di trasportarti altrove: non poteva esserci maniera migliore per iniziare il nuovo album di raccontare un atto d’amore nei confronti della propria moto, simbolo di libertà e indipendenza, al fianco di Venerus nell’immagine scelta per la copertina. Lui stesso afferma “Quante volte sono scappato/ Sulla mia moto, da una città/ E a volte anche da me”.
Come molti artisti della sua generazione, Venerus sceglie di abbracciare una moltitudine di stili, muovendosi con suprema agilità su diversi fronti, dribblando il rischio di lasciarsi classificare in maniera troppo definita. C’è la dolcezza, la poesia, la purezza (“Felini”, con ospite Marco Castello cha parte come Dario Brunori per poi approdare dalle parti di Lucio Dalla, senza sfigurare), ma anche la spinta propulsiva e liberatoria dei beat (in “Stazione Bovisa” e ancor più nell’approccio nu-rave di “Sesso”).
C’è il lato urban di Venerus, ben rappresentato da “Un giorno con te” (featuring Gemitaiz) e “Cool” (con MACE, Side Baby, Mahmood e Jake La Furia), quello ultra-pop col ritornello da stadio (“Impossibile”), c'è il Venerus che rappa (“Ti penso”) e quello che si abbandona su soffici linee di pianoforte (”Quello che resta”).
Fra le tante collaborazioni che si susseguono, sorprende quella con un Cosmo catapultato fuori dalla propria comfort zone, alle prese con una bella canzone d’amore interpretata indossando con credibilità i panni del crooner confidenziale. Tante conferme e qualche bella sorpresa, per affrontare il futuro mentre il tempo ci scivola fra le mani...