La febbre o mal d’archivio (archive fever) è una delle ossessioni dell’era digitale: l’archiviazione e la conservazione di quanti più dati possibili è a tal punto endemica da aver scatenato una vera e propria corsa alla ricerca del tesoro perduto, della versione numero mille di un brano dei Beatles o del disco mai pubblicato di Bob Dylan o Frank Zappa.
Non tutti i cofanetti e le raccolte di rarità e inediti sono però pura speculazione, ed è senz’altro il caso di questo box di 4 vinili, o 4 cd in vinil packaging, dedicato al musicista cult per eccellenza, Nick Drake, scomparso prematuramente nel 1974 dopo aver pubblicato tre dischi di rara fattura.
Al netto di alcuni bootleg e pur registrando una buona dose di ristampe e antologie, il songwriter britannico è rimasto finora fuori da questa febbre speculativa. L’annuncio di “The Making Of Five Leaves Left” ha sollevato più di una perplessità, ma il risultato per una volta è ben al di sopra delle attese.
La genesi del progetto è simile a una spy story: il responsabile della Universal, Johnny Chandler, incaricò nel 2016 l’addetto stampa dell’etichetta, Neil Storey, di raccogliere tutto il materiale possibile sulla genesi della realizzazione di “Five Leaves Left”, mantenendo però uno stretto riserbo sull’operazione.
La ricerca ha regalato più di una sorpresa: non solo sono stati trovati i nastri conservati da Beverley Martin, ma anche una registrazione privata effettuata prima di un concerto a Cambridge, in possesso di un personaggio alquanto ambiguo, Paul De Rivaz, amico di Nick e testimone degli incontri tra il musicista e Robert Kirby.
La ricostruzione a questo punto si fa sempre più avvincente, e messi insieme gli outtake registrati negli studi londinesi Sound Techniques in possesso di Beverley, l’inedito nastro amatoriale di De Rivaz e una serie di alternative take curate da Joe Boyd e John Wood, il progetto diventa finalmente una realtà.
Il vero scopo di “The Making Of Five Leaves Left” è non solo ricostruire la gestazione dell’album, ma anche svelarne i pur pochi ripensamenti di Nick Drake, ben consapevole delle proprie idee e ambizioni. Quella del cantautore inglese è stata una vera rivoluzione semantica: all’esuberanza del beat e del pop-rock, contrappose uno stile introspettivo e minimale, in cui perfino il cantato appariva algido e scontroso, per poi scavare sottopelle fino a far sanguinare l’anima.
È storia nota che Drake non restò soddisfatto del lavoro del primo arrangiatore Richard Hewson, e anche se sono poche le tracce incluse da quelle prime session – l’arrangiamento orchestrale di “Day Is Done, Studio Session, Take #5, April 11 1968” e le prime registrazioni di quella che poi diventerà “Cello Song” (“Strange Face, Studio Session, Rough Mix With Guide Vocal, September 11,1968”) – motivano la scelta dell’autore britannico di rinunciare al lavoro del pur rinomato arrangiatore.
Per Drake è Robert Kirby l’uomo giusto per la messa a punto degli arrangiamenti orchestrali, musicista con il quale condivide la passione per alcuni autori di musica classica (Handel, Debussy e Ravel), ma anche una personale concezione della musica barocca. La collaborazione inizia in sordina, ma basta mettere a confronto la versione acustica di “River Man – Take #1, January 4 1969” con quella incisa mesi dopo, “River Man – Studio Session – Take #2, April 1969”, e quindi con la definitiva pubblicata nell’album (“River Man”) per cogliere quella sinergia d’intenti (tanto intensa che lo stesso Kirby abdico alla messa a punto degli arrangiamenti per lasciarla ad Harry Robinson), che sarà fondamentale per uno dei capisaldi della musica folk, e non solo.
Il momento più intenso di questa lunga escursione sulla nascita di “Five Leaves Left” è racchiuso nella superba “Way To Blue”, ed è commovente sentire Drake eseguirla al piano nella scarna versione inclusa nel terzo disco (“Way To Blue, Cambridge Recording, Winter 1968”), per poi apprezzarla nella sua grandeur orchestrale definitiva, inclusa nel quarto disco (la versione del box è quella rimasterizzata nel 2000 da John Wood).
“The Making Of Five Leaves Left” è un progetto che esula dalla natura puramente speculativa di molte operazioni similari, è un delizioso dietro le quinte che consolida quanto già detto e ribadito sul musicista inglese, ma che nello stesso tempo svela la passione di Drake per la musica brasiliana: si ascolti la versione di “Fruit Tree”, incisa nel marzo del 1968, o le nuance blues miste a una sensualità in stile bossa nova dell’inedito “Mickey’s Tune”, brano recuperato dalle registrazioni di Paul De Rivaz.
Le registrazioni della prima sessione ai Sound Techniques Studios, incluse nel primo album, sono espansive (“Time Has Told Me”), vivaci (“Man In A Shed”) e non prive di qualche incertezza (“Mayfair”, brano che vedrà la luce solo su “Time Of No Reply”). A sorprendere sono l’autorevolezza e la padronanza sia vocale che strumentale dell’autore.
Le registrazioni private messe a disposizione da Paul De Rivaz sono il piatto più succoso del box: ascoltare Nick Drake alle prese con le molteplici soluzioni d’arrangiamento di “Made To Love Magic” è emozionante, ma l’attenzione si sofferma anche sul breve strumentale di un minuto e quaranta (“Instrumental”), che anticipa le visioni di “Pink Moon“.
È evidente che la scelta delle versioni incluse in questo cofanetto, più che a una casuale e massiva sequenza di take, mira a creare una narrazione che diventa sempre più intensa, prima di esplodere nella stesura finale che occupa il quarto disco.
Anche la qualità del packaging è notevole, sia nella scelta della carta che delle immagini a supporto, oltre alle note che aiutano l’ascoltatore a districarsi nel turbinio di registrazioni perse e ritrovate, che sono state assemblate con intelligenza e riguardo. Quel che dispiace è che nonostante il tempo non abbia scalfito neanche un briciolo della grandezza di “Five Leaves Left”, la musica di Nick Drake non sia mai salita agli onori delle classifiche e della fama di molti artisti coevi, ma resta la flebile speranza che questa pubblicazione possa incuriosire e attirare nuovi fan, svelandone il talento anche a una generazione avvezza a ben altri linguaggi sonori. Dopotutto che cosa ci rimane, se non sognare?
06/08/2025