Partiti come trio alternative dance e ridottisi a duo, i Real Lies arrivano al terzo album con una formula progressive house pubblicata su Tonal Records, proprio nel momento in cui generi come trance e le loro evoluzioni in chiave melodica si fanno largo nel grande pubblico. Non che intercettare le nuove correnti sia necessariamente un male: può essere anche un modo per sentirsi parte di qualcosa di più grande. In quest’opera, però, gli ammiccamenti ruffiani non mancano. Come in “Towards Horses”, con il suo ritornello radiofonico che neppure un breakbeat figlio della vecchia scuola rave riesce a riscattare.
Il lavoro parte in sordina, ma poi accelera: “WWAOE” è un suadente trance senza ritmica con pianoforte e poesia digitale, mentre “Down & Out (Where E-Girls Dare)” è una gemma mancata, tutto giocato attorno a un ritornello nostalgico che crea un l’immaginario di un amore scattato sul dancefloor. A non convincere sono i momenti in cui Kevin Lee Kharas abbandona il canto a favore di uno spoken word dalle intenzioni seduttive: come un ragazzo attraente troppo consapevole del proprio fascino.
Più riuscita la performance di Jessica Barden in “Finding Money”, dolce e appassionata ballata uplifting. La coppia procede su quest’altalena emotiva tra che a tratti rapisce, e momenti in cui tutto sembra un po’ troppo compiaciuto. C’è qualcosa di anacronistico nell’epicità che i Real Lies inseguono, un’ambizione da stadium anni Ottanta che nel 2025 suona curiosamente fuori tempo, e proprio per questo affascinante. Manca però quella scintilla che trasforma qualcosa di buono in qualcosa di necessario.
19/07/2025