I Cheer-Accident sono un gruppo di Chicago nato da un’idea di Thymme Jones, un musicista che nella ormai lunga carriera ha esplorato le lande del progressive rock, del math-rock, del Rock in opposition e dell’avant-rock con un piglio sbilenco e creativo.
Band decisamente atipica nonché caratterizzata da un continuo avvicendarsi di musicisti e collaboratori, i Cheer-Accident si sono contraddistinti per un sound audace e imprevedibile, la cui unica costante è racchiusa nei continui cambi ritmici e in una notevole qualità delle composizioni.
Il nome della band fu ispirato da una serie di cartoline d’auguri che Thymme Jones trovò da Hallmark, ma ancor più bizzarro è immaginare che Jones sia rimasto folgorato dalla musica di Help Albert e Burt Bacharach e che questi due artisti siano ancora un riferimento per il musicista americano.
Questa premessa è importante per comprendere le sobrie e fin troppo eleganti canzoni di “Vacate”, due qualità che hanno molti estimatori ma che rischiano di risultare indigeste ai fan più severi e sbrigativi della band di Thymme Jones. Sarà infatti strano per alcuni intercettare accordi emuli della splendida “The Look Of Love” tra le pieghe di “Overpass” o le tentazioni romantiche e barocche di “Postmarked”, un brano che non sfigurerebbe nel repertorio dei Carpenters.
A dispetto delle premesse, il nuovo album dei Cheer Accident è solo esteticamente diverso da quanto finora espresso dalla band. La bella “Promise” ha il fascino di una lost-track di Dionne Warwick (la voce è di Bethany DeGaetano-Smoker), le grazie acustiche con sezione fiati al seguito di “Beached” sono pura e intelligente estasi armonica, e la presenza della chitarra slide nella briosa “Western” è l’ennesimo tocco di classe di un musicista geniale e imprevedibile.
Superato il gap iniziale, anche i puristi non mancheranno di cogliere in “Vacate” le qualità dell’autore, a partire dall’intelligente serie di contrappunti melodici di “Closer”, passando attraverso le spurie slow-noise di “Prodigal”, le grazie pianistiche di “Price”, le modalità Canterbury di “Range”, fino alle glorie chamber-pop di “Gilbert”.
Che un album come “Vacate” rischi di non soddisfare né i fan della band né i cultori di Burt Bacharach è prevedibile, ma quest’inattesa nonché sentita digressione dei Cheer Accident non è solo un banale capriccio di musicisti in preda alla nostalgia, è invece una sfida rivolta a coloro che spesso liquidano l’easy listening come un territorio facile da percorrere: la semplicità è più complessa di quanto si possa immaginare.
28/07/2024