Due anni or sono, restammo piacevolmente colpiti da quella commistione di musica tradizionale cinese, nevrosi post-industriale e art-pop che risponde al nome di “Míng Míng”, opera seconda di Lane Shi Otayonii.
Già voce degli Elizabeth Colour Wheel, con cui suona un interessante mix di shoegaze e noise-rock, Otayonii conferma in parte quanto di buono già proposto anche in questo “Dream Hacker”, che ha dalla sua una più consapevole volontà comunicativa e un ridimensionamento di quella qualità ansiogena che rendeva il suo predecessore un lavoro relativamente ostico. Si spiegano così, probabilmente, esercizi “ballabili” come quelli di “Light Burst” (che evoca i Cocteau Twins), “W.C.” e, in parte, anche le trame hi-tech di “Two Rocks A Bird”.
Registrato in seguito all’esperienza della pandemia di Covid-19, che la Nostra ha vissuto nella sua Cina, in cui era ritornata dopo ben tredici anni di assenza, “Dream Hacker” completa il suo affresco con il più interessante trittico composto da “Overlap” (che attraversa territori art-pop con taglio austero e inconscio tribale), “Ritualware” (oscuri tappeti ambient-glitch a preparare il terreno per una ballata dream-pop dell’era digitale) e “Good Fool”, in cui la voce, vero e proprio strumento “altro”, nuota o galleggia nel vuoto cosmico, scortata da una tessitura ritmica in cui, tra sfasature e stratificazioni, si riconosce la mano del Mistero.
01/11/2023