Basterebbero le già colte citazioni sopra esposte per salutare l’avvento di “Social Kaleidoscope”, ma l’album del musicista francese è molto più della somma delle parti. Un’opera matura e originale, un corposo amalgama di contrasti stilistici, armonie complesse e geniali soluzioni semplificative.
Pur dotate di una loro autonomia, le dodici tracce di “Social Kaleidoscope” hanno l’etica e l’estetica di un concept-album, di una potenziale suite chamber-pop psichedelica. Boris si avvale del supporto di rinomati musicisti – tra gli altri, Julien Gasc (organo), Dick Turner (Carlos Orval Sibelius) al trombone, Gabriel Nauleau (Fantasy Orchestra) alla tromba, Emma Broughton (flauto), Sandrine Marchetti (piano), Jean Thevenin (François & the Atlas Mountains) alla batteria e Laurent Talon (Dorian Pimpernel) al basso – per una ricca messa in scena sonora, dove si avvicendano sfumature di grigi, toni intensi, armonie limpide e riverberi psichedelici, che danno vita a una struttura narrativa avvincente.
Ad aprire l’album ci pensa un suggestivo intreccio di voci, a metà strada tra Beach Boys e musica sacra (“Départ”). Il trittico a seguire è una sequenza di meraviglie: i quasi sette minuti di “Your Life Is Full Of Leaves” dispensano grazie folk-pop e sonorità stile Canterbury, tra svolazzi strumentali di tastiere vintage, un assolo di chitarra elettrica molto intenso e una succosa jam-session che pian piano si dirada fino a sparire.
Con “Riverbank”, Maurussane entra nelle lande chamber-pop con la stessa grazia dei Left Banke, la disinvoltura di Kevin Ayers e la genialità orchestrale di Louis Philippe e Bertrand Burgalat, tra chitarre acustiche in libertà, scanzonati riff, swing, jazz, un assolo di tromba e altre delizie da big band circense. E poi c’è la title track, un’irresistibile bossa nova dalle originali geometrie vocali e dalle soluzioni strumentali degne degli High Llamas di “Gideon Gaye”, quest’ultimo un rimando che riaffiora ancor più netto nello strumentale “Hawaï” (altra citazione?).
L’uso di spinetta, tromba, oboe, fagotto, corno e archi amplifica il piacevole dualismo tra le leggerezze folk-pop e le ambiziose tonalità psichedeliche e progressive dell’album, un ben calibrato caos di melodie e contrappunti che sfiora l’apoteosi onirica in “5,4,3,2,1,0” e ridona a parole e suoni il giusto peso all’interno di canzoni apparentemente semplici (“As The Crow Flies”).
A dispetto del titolo, “Fun”, l’ultima traccia è la più morbida, delicata e notturna dell’album, un viaggio quasi cosmico in quel mondo lirico e armonico che Boris Maurassane sembra conoscere fin negli antri più oscuri, al punto da svelarci nuovi interessanti capitoli di un’avventura chiamata musica.
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15/01/2023