HOWARD JONES - Dialogue

2022 (Dtox)
synth-pop

Howard Jones, chi era costui? Pioniere per alcuni, meteora secondo altri: di certo non un Carneade qualsiasi del synth-pop, se è vero che in carriera è stato capace di piazzare un album, l’ottimo “Humans’s Lib”, in cima alle classifiche Uk e almeno una dozzina di singoli a ridosso delle prime posizioni. Ha imparato a suonare il pianoforte a soli sette anni, prima di emigrare per un periodo in Canada con la famiglia. Una volta tornato in Inghilterra avrebbe spopolato con i suoi one-man-show grazie all’aiuto di John Peel, tanto da laurearsi, secondo un autorevole magazine, “miglior tastierista in circolazione”.

Altri tempi, era il 1986 e quell’alloro si sarebbe rivelato una corona di spine: in seguito non ha raccolto quanto meritato, il sintetizzatore però non è mai passato di moda e ora che di anni ne ha sessantasette, il prolifico folletto di Southampton torna a battere un colpo con un Lp che farà certo felici i nostalgici delle sonorità vintage senza disdegnare qualche incursione nella modernità, a cominciare dalla disco-party daftpunkiana del brano d’apertura “Celebrate It Together” e dal funky-pop del singolo di lancio “I Believe In You”.

Prodotto assieme a Ronnie Bronnimann e distribuito via dTox Records, etichetta fondata nel ’93 dallo stesso Jones, “Dialogue” è il terzo capitolo di un’ideale quadrilogia iniziata con “Engage” nel 2015 e proseguita nel 2019 con “Transform”. Si chiuderà nel 2023 con “Global Citizen”, che sappiamo già essere in fase di stesura, e proprio quello del cittadino globale è il tema che permea i quattro atti dell’opera. Laddove “Engage”, come dichiarato in una recente intervista, riguardava il vivere da protagonista e mai da spettatore, “Trasform” era un invito all’azione per cambiare il mondo a partire da noi stessi, mentre “Dialogue” dovrebbe dosarne adesso le giuste modalità, ossia comunicare relazionandosi e scambiandosi idee per scongiurare isolamento e assenza di contatto umano.

Concepito durante il lockdown, l’album offre molteplici spunti su cui riflettere: nel 1985 “Things Can Only Get Better” furoreggiava su entrambe le sponde dell’oceano, la visione di fondo è rimasta ottimista e le otto tracce in scaletta sono qui a testimoniarlo attraverso gradevoli midtempo e una serie di titoli incoraggianti.

 

La pulsante “Be The Hero” riporta indietro le lancette alla cara vecchia wave, l’inno “Formed By The Stars” ipnotizza invece l’ascoltatore con motivetti esotici un po’ da arlecchino un po’ da pifferaio magico. “My One True Love” è una ballad sentimentale sci-fi di stampo numanoide, mentre “Who You Really Want To Be”, nel complesso forse la meglio riuscita, risolleva gli animi con melodie a tappeto e triangolazioni electro-bizarre che tanto ricordano i New Order.

La formula è semplice, equilibrata e divertente, con “You Are The Peacemaker” che cambia leggermente tono virando a tratti verso atmosfere ambient e “To Feel Love” che richiama in auge piste da ballo moroderiane.

Interessante anche l’artwork affidato all’amico Steg Read, che quaranta anni fa esatti aveva curato la copertina dell’esordio “Human’s Lib”: non è malinconia rètro né ansia di aggiornamento, solo un tuffo nel presente per far sapere che Howard Jones c’è ancora.

22/10/2022

Tracklist

  1. 1. Celebrate It Together
  2. 2. Formed By The Stars
  3. 3. My One True Love
  4. 4. Be The Hero
  5. 5. Who You Really Want To Be
  6. 6. You Are The Peacemaker
  7. 7. To Feel Love
  8. 8. I Believe In You

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