“Room 822”.
Non è il titolo di un film horror, né la colonna sonora di un thriller psicologico, è solo il numero della stanza dove Emily Barker e suo marito Lukas Drinkwater hanno trascorso un soggiorno forzato, durato quindici giorni.
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Sceneggiatura già nota che ha costretto i due musicisti a sacrificare il viaggio di riconciliazione con la terra natia di Emily Barker, un disagio stemperato dall’ottima accoglienza dell’albergo – hanno concesso una lussuosa suite e cibo eccellente – e dalla possibilità di dilettarsi con la musica.
Registrato senza recare disturbo ai vicini ospiti dell’hotel, dalle 9 alle 18, “Room 822” è un piacevole esercizio di stile, un album di cover version di canzoni tratte dal repertorio di alcuni dei più importanti musicisti australiani, senza dubbio meno pretenzioso di iniziative analoghe.
Privo di inutili orpelli come fiati, archi e anche della sezione ritmica, l’album scivola via regalando più di un momento di autentica bellezza. Per l’ascoltatore è l’occasione giusta per soffermarsi sul grande potenziale creativo della musica australiana, non solo quella più celebrata oltre confine, ma anche quella meno nota.
Spetta a una delicata versione di “Push The Sky Away” di Nick Cave aprire la lista delle cover, anche se compete alla sempre affascinante “Under The Milky Way” dei Church la palma di canzone più famosa del lotto.
La splendida interpretazione e reinvenzione di “Tomorrow “ dei Silverchair, l’intensa e drammatica denuncia della realtà dello stupro di “Boys Will Be Boys” e il grido d’allarme sulla deriva sociale e umana di “Sleep Australia Sleep“ sono senza dubbio le pagine più interessanti di “Room 822”.
Progetto nato per gioco, privo di ambizioni artistiche, non immune alla prevedibilità di alcune cover alquanto canoniche, il disco di Emily Barker e Lukas Drinkwater è un gesto d’amore e di riflessione di cui abbiamo sempre più bisogno.
23/08/2022