La discografia di Aidan Baker è da tempo divisa in due, riuscendo a trasformarsi con disinvoltura da astratto compositore d’avanguardia elettroacustica a cantautore slow-core. Aveva da poco pubblicato “True Dreaming (To Bend The World)”, Lp di elettronica sperimentale, e dopo pochi mesi ecco il ritorno ai consueti lidi di cantautore al rallentatore, ricercatore di melodie ipnotiche, quando non proprio narcolettiche.
In “You Are All At Once”, Baker torna a cantare con voce sussurrata, con ritmi slow-core e atmosfere iper-eteree. C’è chiaramente la psichedelia dei Galaxie 500, ma c’è soprattutto il post-rock dei Labradford, seppur non così angosciante. I tre brani lunghi mantengono un sound decisamente rilassato e atmosferico, come “If I Take More Than You Give”, dieci minuti lisergici, e la title track che potrebbe essere definita come il brano meno atipico, quasi una composizione tra la musica elettronica del primo Nicolas Jaar e i primi Pink Floyd acustici.
“All We Think We Are” raggiunge addirittura i ventotto minuti. Poche note di chitarra e di basso dopo circa sei minuti entrano in loop per non uscirne più per oltre venti minuti. Di minuto in minuto lieve interferenze si intrecciano senza fermare mai il loop, che termina spontaneamente alla fine di questo lunghissimo brano, decisamente ipnotico e meditativo.
Baker, insomma, conferma il suo talento: pur ripetendosi negli anni, riesce sempre a mantenere alto l’interesse per le sue pubblicazioni.
07/04/2022
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