Che madre Terra benedica i The Striped Bananas, in quest’era di confusione e modestia spirituale e artistica, le loro sbilenche e incantevoli miniature folk-pop-psych sono un’autentica panacea.
Tutto quanto avevamo già espresso ascoltando il precedente album “Pictures I Hear”, è confermato e rafforzato dal nuovo album del gruppo di Hartford, Connecticut. I coniugi Duncan e Chantelle Shepard, in compagnia del fido batterista Andrew Lowden, non rinunciano a quelle imperfezioni e a quelle tonalità naif che ne hanno contraddistinto la verve compositiva, anche adesso che la materia base si è arricchita di nuove suggestioni e sofisticazioni strumentali.
“Dreams Upon The Mast” è una ancor più deliziosa miscela di Byrds, Pink Floyd e Doors in chiave Van Dyke Parks, ma al di là dei pur molteplici punti di riferimento, gli Striped Bananas sono alfieri di uno stile personale e originale.
Gli Shepard continuano a raccontarci storie di un mondo perduto o forse mai esistito: nulla è come sembra nell’universo della formazione americana. E’ infatti primitivo il delicato romanticismo folk di “Claudia Jennings” o dell’estatica ballata psichedelica “Be An Ant” ed è altresì sfrontato il piglio country a tempo di banjo di “The Wheatfield”.
Al pari le dondolanti sonorità di “The Daredevil Of Niagara Falls” sono preda di effluvi alcolici e onirici, le movenze surf di “Silver Heels” evocano spiagge di plastica, acqua minerale e squali vegetariani, e il rock psichedelico di “Run To The Night” resta gradevolmente indeciso tra un’organicità chitarristica elettrificata e una svenevolezza acustica.
In questa sgangherata sequenza di contagiose pop song, le pur notevoli influenze vintage e retrò sono solo un pretesto per una musicalità avventurosa e moderna.
La band mette a segno una serie di canzoni memorabili, a partire dall’acid-folk della title track o dalle oniriche grazie della malinconica “Dr. Kane’s Arctic Expedition”, fino a trovare ulteriore sostegno nella eccellente festa di mellotron e strumenti base di “She Lives In The Sea” e nel vorticoso misticismo laico di “Strange Visions”.
Di tanta beltà, purtroppo, saranno ancora una volta in pochi a beneficiarne: gli Striped Bananas sono fuori dall’hype che regge le fila degli ascolti obbligati, peccato perché il mondo di “Dreams Upon The Mast” è ricco di colori e idee. Un disco che saluta l’ascoltatore con un gospel-folk da falò, suggellato dal miagolio di un gatto, cosa si può chiedere di più?
29/01/2022