Un produttore tra i più richiesti del momento, Jack Antanoff, una cantautrice indie-folk dalla sessualità fluida, Claire Cottrill in arte Clairo, un album ("Immunity") e dei singoli all'attivo dal fascino crossover ("Pretty Girl", "Bags"), entrambi perfetti sia per un pubblico generalista, sia per i più smaliziati cultori del moderno cantautorato, ed ecco la nuova stella dell'indie-pop alternativo.
"Sling" è non solo la consacrazione definitiva per Clairo, ma anche l'album della svolta. Un cambio di registro anticipato prima dalla versione di "You've Got A Friend" di
Carole King e quindi dal singolo, "Blouse", foriero di una sofisticazione quasi estrema degli arrangiamenti a base di violoncelli, violini, flauti e sassofoni, organi, bassi felpati e chitarre acustiche.
Caratterizzato da una stratificazione armonica a tratti depistante, il nuovo album di Clairo cita senza alcuna continuità
Joni Mitchell, Carpenters,
Lana Del Rey,
Elliott Smith e
Taylor Swift, per una serie di brani dal tono confessionale, maturo, nello stesso tempo sfarzoso e immacolato.
Affievolita l'intensità ritmica del precedente album, la natura flebile e quasi illusoria delle dodici canzoni rende ardua una messa a fuoco istantanea del progetto: la voce ricca di riverberi, e forse ancora velata dall'uso dell'autotune, accentua la staticità armonica delle canzoni, spesso preda di dubbiose citazioni sia di
Norah Jones che degli
Steely Dan.
La verità è che alla giovane ventiduenne è stato chiesto un passo in avanti ricco di trappole e rischi, l'eccessiva sobrietà ed eleganza se funziona egregiamente nella già citata "Blouse", ed è altresì congeniale al delizioso
uptempo lievemente funky di "Amoeba" (un brano che più di altri consolida l'ispirazione dichiarata per
Laura Nyro), altrove fodera intuizioni liriche e armoniche dal tono incompiuto fino a renderle pallide ("Harbor", "Just For Today").
"Sling" affida il proprio fascino a un'uniformità estetica tipica di certe produzioni
mainstream, in quest'ottica canzoni come "Bambi" e "Wade" sono quasi intercambiabili senza che ciò alteri la fruibilità dell'insieme, nello stesso tempo anche "Partridge" scorre sulle stesse coordinate ma con un arrangiamento che sembra rubato a
Connan Mockasin, che lo rende particolarmente interessante.
La natura lievemente più svogliata e
naif di "Zinnias", il rigore cantautorale alla Elliott Smith di "Joanie" e lo strumentale "Repear" sottolineano comunque un profilo artistico in crescita, Clairo ha talento e ambizione, oltre alla giovane età (23 anni), elementi che le permetteranno di calibrare meglio lo slancio creativo azzardato con "Sling".
In questo senso, le due tracce finali fungono da promessa, o premessa, per una futura evoluzione verso atmosfere ancor più affini a un certo pop-jazz d'autore ("Little Changes") o a un chamber-pop tinto di beat e psichedelia ("Management"), stravolgendo perfino la prevedibilità della scrittura.
Destinato a sollevare entusiasmi ed encomi da parte di critica e di pubblico, il nuovo album della giovane autrice apre prospettive inedite. Conciliando la flebilità dell'indie-pop con la maestosità degli arrangiamenti, Clairo mette insieme un buon numero di canzoni adatte a conquistare le attenzioni del pubblico ("Amoeba", "Blouse" e "Management"), ma non si può tacere che durante l'ascolto di "Sling" la noia sia spesso in agguato. La sensazione prevalente è quella di avere tra le mani una novella
Tanita Tikaram, cantautrice perfetta per movimentare una stagione d'oro, per poi essere fagocitata da un iniquo oblio, una sorte che in verità non mi sento di augurare a un'artista dotata e coraggiosa come Claire Cottrill.