MAN ON MAN - MAN ON MAN

2021 (Polyvinyl)
indie-pop, psych-rock, shoegaze

Permettetemi di cominciare con una piccola provocazione. Prima di premere play su questo esordio omonimo dei MAN ON MAN, fermatevi un attimo e pensate alla prima musica che vi viene in mente non appena leggete l’espressione “musica queer”. A seconda della vostra fantasia, delle vostre inclinazioni o gusti musicali, dei vostri ascolti abitudinari, proietterete una vastissima forbice di nomi che spazia dalla disco music anni 70 alla gigantesca e compianta SOPHIE, passando ovviamente per Madonna, o addirittura per Immanuel Casto.

A pochissimi, forse addirittura a nessuno, verrà però in mente il rock alternativo, men che meno se declinato a suon di riff e riverberi psych-stoner-shoegaze. Ovviamente a causa della secolare mascolinità che inconsciamente soliamo attribuire, talvolta erroneamente, a queste scene.

Già compagni nella vita, il formidabile tastierista dei Faith No More Roddy Bottum e Joey Holman si uniscono anche artisticamente sotto la sfacciata sigla MAN ON MAN proprio per ovviare a questo genere di mancanza, ossia un queer album a tutti gli effetti che però suoni duro e psichedelico. I due amanti e musicisti, che su copertina e foto promozionali appaiono come due appiccicosi e innamorati bear, aprono il disco insieme con un brano perentorio, una “Stohner” che sgancia subito uno dei riff più ipnotici e rocciosi del disco e ammalia per tutti i suoi sei minuti di durata. Rimane decisamente psichedelica anche “Daddy”, che aggiungendo qualche sintetizzatore scoppiettante alla ricotta finisce in territorio Dandy Warhols, mentre Roddy e Joey recitano alcuni tra i versi più espliciti del lotto (“I took a ride to your house/ I pulled your shorts down/ I knelt before my swelling king/ I took in everything/ He took a ride to my house/ He pulled my shorts down/ He knelt before his swelling king/ He took in everything/ I gave him everything”).

Amaramente ironica nel testo (qui il duo canta: “Come along, it’s okay/ It’s so fun to be gay/ Come along, it’s okay/ It’s so fun to be gay/ Birds do it, bees do it/ We do it too/ Birds do it, bees do it/ We do it too/ We do it too”), ma lieve e e coccolante nella resa sonora, “It’s So Fun (To Be Gay)” devia pesantemente verso l’indie-pop. Ci permangono anche la malinconica ed estiva “Beach House” e il delizioso jangle-pop con glorioso finale psych-synth di “1983”.

In una seconda parte di disco decisamente più downtempo, trovano spazio due ballad al chiaro di luna che trasudano dolcezza e romanticismo, “Baby You Are My Everything” e una “Lover” che si elettrizza però sul finale docilmente fuzzato. Tra saltelli di pianoforte, corde d’archi pizzicate e argentate code dreamgaze, “Please Be Friend” e “Kamikaze” sono altrettanto morbide, ma anche ironiche e sornione; mentre la conclusiva “It Floated” riaccende i sintetizzatori per un’escursione art pop in zona John Grant.

È difficile stabilire che tipo di risonanza avrà un disco di nicchia come questo, in tutta probabilità molto scarsa. E’ però certo che, con tanto coraggio e altrettanta simpatia, i due orsacchiottoni dell’alt-rock non soltanto hanno realizzato un ottimo disco, ma anche mandato un chiaro segnale a tanti colleghi di generi meno estroversi e inclini a smuovere le acque.

17/05/2021

Tracklist

  1. 1. Stohner
  2. 2. Daddy
  3. 3. It's So Fun (To Be Gay)
  4. 4. Beach House
  5. 5. 1983
  6. 6. Baby, You're My Everything
  7. 7. Two at a Time
  8. 8. Lover
  9. 9. Please Be Friends
  10. 10. Kamikaze
  11. 11. It Floated

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