1 800 PAIN è un progetto rap di Jody Jetski e Jone D’Bonechis, sul quale aleggia una fitta coltre di mistero e di cui questo “Best House On A Bad Block” rappresenta il feroce esordio. Se anche si possa inquadrare la musica proposta in un hip-hop industriale e orrorifico, vicino a quanto proposto dai californiani Clipping, qui ci troviamo dinanzi a un risultato assai più caotico, che non disdegna riferimenti digital-hardcore, 8-bit e spunti d’intensità metal, a partire dalle abbondanti urla e l’estetica lugubre.
È una mutazione raccapricciante della trap, l’iniziale “DESTROYUSALL”, con mitragliate ritmiche, voci mostruose e volumi completamente fuori scala. Se “HURT” morde meno i timpani è solo per partorire il più trucido e cattivo dei ballabili immaginabili, chiuso da fendenti di chitarra che mettono a dura prova gli amplificatori e i timpani. Sì tratta di una feroce parodia della musica pop e danzabile, come confermano “LEGO”, la trap distorta di “SHELF” e la techno fuori controllo di “OUTSIDE”, che porta un po’ più in là gli Atari Teenage Riot. Proprio questi ultimi sembrano rievocati da “LURK” e “CRACK”, che iniettano quella carica dinamitarda tipica dei tedeschi nella musica in classifica negli ultimi anni, come a volerla bombardare dall’interno in un atto di terrorismo sonoro.
Nella breve, fin troppo, scaletta si rilegge attraverso un’ottica malata e schizoide la sovrabbondanza dell’attuale mercato musicale ma anche le sue deleteria omogeneità. Se pure manca un disegno e un respiro che rendano il tutto più di un ottetto di sfoghi distruttivi, questo mini-album ha il merito di mettere i 1 800 PAIN sulla mappa degli attenzionati per chi apprezza questi sapori molto forti.
16/12/2020