SAM DOORES - Sam Doores

2020 (New west)
chamber pop, folk, psych

L’abbandono degli Hurray For The Riff Raff ha rappresentato per Sam Doores l’inizio di una nuova eccitante avventura, prima condivisa con i Deslondes e ora finalmente concretizzatasi nel primo album solista del musicista di New Orleans.

A farne corpo, quattordici istantanee stilisticamente eclettiche e fantasiose, scritte quando Sam era ancora alla corte dell’esuberante Alynda Lee Segarra, o ritenute poco idonee al repertorio della band dei Deslondes. Canzoni che delineano uno stile ben radicato nella terra natia, tra ritagli di rock’n’roll e languori blues, resi leggiadri a tempo di polka, rumba e valzer, nonché graziate da un lieve humor e disincanto alla Tom Waits.

Registrato in gran parte a Berlino, l’album risente del fascino mitteleuropeo e di quel brio jazz tipico dei piccoli club: evocano infatti locali fumosi, saturati dal brusio dei clienti e dal tintinnio di bicchieri semivuoti, le note di piano e violino che introducono l’opera (“Tempelhofer Dawn”).

Al tono confidenziale della voce e alla sapiente scrittura mai sopra le righe spetta il compito di accordare le variegate influenze dell’artista: country, blues, jazz, rock’n’roll, r&b, doo-woop, gospel e altre meraviglie armoniche scivolano con una magia bohémien che affascina e seduce.

Oltremodo ambizioso, Doores si destreggia con abilità e leggerezza tra vivaci canzoni a tempo di valzer (“This Ain’t A Sad Song”) e blues sfumati a tempo di rumba e atmosfere noir (“Solid Road”), creazioni degne dei migliori album dei Los Lobos.

Anche quando il passo diventa più lieve, la musica brilla per grazia lirica, come nel raffinato country-gospel di “Let It Roll”, sfiorando vertici compositivi di rara bellezza ed essenzialità che odorano di notti trascorse vicino a un fievole falò (“Windmills”).

Non è un album vintage o nostalgico, “Sam Doores”: la sua America è oltremodo autentica e vitale, è la stessa già splendidamente descritta da Randy Newman a suon di folk, blues di New Orleans e un delicato tocco vaudeville (“Must Be Somethin’”).

Ad ogni modo non chiamatelo folk: il variegato microcosmo del musicista americano è più simile alle stravaganze del chamber-pop, stile con il quale condivide l’assortimento strumentale a base di archi, organi vintage, marimbe, vibrafoni, autoharp, glockenspiel e trombone. Un melange sonoro che a tratti non disdegna alcune tracce di trasognante psichedelia (“Cambodian Rock N’ Roll”) o profumazioni multietniche a suon di tuba e trombe in perfetto stile mariachi, che adornano una delle melodie più memorabili del disco, “Nothing Like A Suburb”.

Destreggiandosi tra un tempo di twist dal profumo naif (“Other Side Of Town”, dove duetta con l’amica di vecchie scorribande Alynda Lee Segarra ) e uno scanzonato honky tonk con tanto di organo e sezione fiati (“Wish You Well”), Sam Doores trova un giusto equilibrio tra canzone d’autore (“Push On”) e musica da western-dancehall (“Had A Dream”).

Oltremodo audace, l’album sfida le moderne tipologie di fruizione sonora, mettendo a punto un’insolita sequenza di brani che sarebbe opportuno ascoltare utilizzando un vecchio juke-box (”Red Leaf Rag”, “Chicago To Illinois”) o rispolverando il vecchio giradischi a manovella conservato in cantina (la già citata “Nothing Like A Suburb”), ma attenti: ritornare alla dura realtà non sarà semplice. Sognare per credere.

21/08/2020

Tracklist

  1. 1. Tempelhofer Dawn
  2. 2. Let It Roll
  3. 3. Other Side Of Town
  4. 4. Cambodian Rock N' Roll
  5. 5. Wish You Well
  6. 6. Windmills
  7. 7. Had A Dream
  8. 8. This Ain't A Sad Song
  9. 9. Solid Road
  10. 10. Red Leaf Rag
  11. 11. Push On
  12. 12. Must Be Somethin'
  13. 13. Nothing Like A Suburb
  14. 14. Chicago To Illinois

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