Il producer e multistrumentista Nnamdi Ogbonnaya aka NNAMDÏ torna col quarto disco “BRAT”, a distanza di tre anni da “Drool” (Father/Daughter, 2017). Stella della scena underground hip-hop di Chicago, ha fondato l’etichetta Sooper, focalizzata sulla produzione di ibridi sperimentali tra pop, hip-hop e indie, con la quale si autoproduce questa nuova uscita. Il suo stile eccentrico macina generi con estrema naturalezza, includendo rap (“Semantics”, “Price Went Up”), trap (“Wasted”), soul (“Glass Casket”) e rock (“Perfect In My Mind”) per condurre un racconto di formazione carico di smania e ricco di variabili, immortalato con ironia nella copertina dell’album.
Uno dei brani più riusciti risulta infatti l’iniziale “Flowers To My Demons”, un cocktail di sonorità tra il math-rock di Ghosts&Vodka/Owls – capisaldi di una delle anime indie-rock della Windy City – e l’alt-rap di Tyler The Creator. L’ironico uso delle voci in salsa trap di “Gimme Gimme” e “Bullseye” ci porta dentro un insolito racconto gotico dove le voci dei personaggi si deformano, mentre sono le chitarre a mantenere il contatto con la realtà. Proprio la voce di NNAMDÏ è duttile e si plasma in gamma e ritmo come uno strumento elettronico, a tratti in modo straniante.
Chiude in maniera solare e briosa l’ottima “Salut”, trascinata da un groove chitarra/batteria à-la Vampire Weekend prima maniera.
“BRAT” si colloca tra gli esperimenti più eclettici di ibridazione degli stili, come quelli di Yves Tumor. “Everyone I Loved” è il brano che rappresenta al meglio una personale forma-canzone di pop mutante e sofisticato – il bridge jazz porta nei territori di Chicago Underground Quartet – quantomeno nel modo più originale per la cifra stilistica di NNAMDÏ. Questo ci dà la misura di un talento onnivoro e non scontato, da tenere sott’occhio, la cui pecca però, almeno in “BRAT”, è quella di mostrarsi discontinuo nell’arco dell’intero album.