Well, it’s been such a long time
Why don’t you come on in?
Sì, è passato parecchio tempo, qualcosa è cambiato, ma forse conviene ancora entrare. Bill Callahan ha sposato Hanly Banks, è diventato papà del piccolo Bass, si diverte su Twitter, non sembra voglia spostarsi dalla cara Austin e tutto il suo repertorio discografico è su Spotify. Vista la puntuale cadenza con cui l’ex-Smog ci aveva abituato fin dal lontano 1990 con “Sewn To The Sky”, il lungo silenzio creatosi dopo “Dream River” iniziava a farsi pesante. Fortunatamente ecco arrivare alle nostre orecchie “Shepherd In A Sheepskin Vest”: riguardo la pausa, il Nostro ci tiene subito a chiarire le cose in “Writing”, poiché la vita potrà anche cambiare, la missione/vocazione no:
It feels good to be writing again
Clear water flows from my pen
And it sure feels good to be writing again
I’m stuck in the high rapids, night closes in
It feels good to be singing again
Yeah, it sure feels good to be singing again
Superata la simbolica copertina, l’eco in lontananza di “Shepherd’s Welcome” anticipa un sogno, raccontato nella successiva “Black Dog On The Beach”, incentrata sulla figura paterna: ora che è genitore, Bill inizia il discorso partendo dal suo di padre. “Shepherd In A Sheepskin Vest” contiene inediti e gustosi autoritratti: “The Ballad Of The Hulk” è l’accostamento tra il cantautore e il protagonista della vecchia serie tv, famosa per le scene in cui il dottor Banner si trasformava lacerando le vesti. A inframezzare il tragitto, gli scorci bucolici pieni di una sincera felicità che solo Callahan riesce a non rendere banale: chi altri si potrebbe permettere un “I got married, to my wife, she’s lovely” (“Son Of The Sea”) o un “I’ve got the woman of my dream” (“What Comes After Certainty”)?
True love is not magic
It’s certainty
And what comes after certainty
A world of mystery
Appena s’inizia a pensare che il Nostro stia dando il meglio di sé sul versante romantico (la sola “Circles” può sbaragliare tranquillamente ogni canzone d’amore uscita negli ultimi sei anni: “I made a circle, I guess, when I folded her hands across her chest”), verso la fine dell’opera, superata la narrazione di questo mondo di affascinanti e inevitabile misteri, l’oscuro family man si ritrova ancora a camminare per valli solitarie e a fare i conti con la bestia che abbiamo dentro. La sua versione del classico “Lonesome Valley”, impreziosita dal bel piano e dalla voce femminile, e la conclusiva “The Beast” sono il degno gran finale d’una lunga confessione imbevuta di storie, vita vissuta, sogni e visioni, riflessioni, bellezza e sincerità tratteggiata con il tocco unico di Callahan.
Non ci interessa sapere se sotto il manto della pecora ci sia un Lupo o un Pastore: ci basta sapere che li possiamo trovare la voce più intensa e profonda in circolazione.
01/06/2019