Strade che si separano e si reincontrano. Firenze, gli anni 80, i protagonisti di una scena, Federico Fiumani con i Diaframma, Alex Spalck con i Pankow, storie e leggende della new wave italiana. Gli esordi fianco a fianco, poi ognuno per la propria strada, Spalck si trasferisce nell’altro emisfero, ma oggi i due uniscono le forze come mai prima d’ora per condividere ricordi e scrittura di canzoni inedite.
“Il primato dell’immaginazione” è un disco nel quale le parole hanno un peso, sono importanti, come accade sempre meno, tante frasi che raccontano anzi tutto il passato, quando i giovani di provincia si sentivano fuori dal mondo, outsider, distanti dalle accecanti luci della città: “Stelle a Pontassieve/ Nebbia a Rovezzano/ Troppe curve alla città/ Troppi semafori/ Troppe incertezze/ Precarietà”, così recita l’iniziale “Stelle a Pontassieve” in poche efficacissime interlinee.
“Ho sognato l’anarchia/ E ho urlato tutta la mia frustrazione”, altri flash che spiegano come i nostri protagonisti siano giunti fin qui e come siano diventati col tempo meno irruenti e più romantici. Alex ci mette la voce e scrive tutte le parole, il più famoso Federico regala una prestazioni memorabile: si mette al servizio dell’amico senza mai prevaricarlo, cucendo le musiche giuste per vestire ogni singola traccia, supportando Spalck con le sue inconfondibili Telecaster. Luca Cantasano e Daniele Biagini suonano tutto il resto, dai sentieri minimali di “In fondo a destra”, a quelli più pieni di “Accanto a te” e “Appeso a un filo”.
Ma “Il primato dell’immaginazione” è un album che vuol trattare anche il presente, anzi, una delle immagini più belle è proiettata persino verso il futuro: la troviamo dentro “Harry Dean Stanton” e ci piace immaginarla dedicata a un figlio: “E rimani come sei/ Sii evanescente/ Iridescente/ Nullafacente/ Nullatenente/ Attraversa il deserto/ Senza imparare niente/ E torna qui da me”.
Istantanee di un percorso esistenziale, immagini di una vita trascorsa fra le luci di un palco e le ombre di tante periferie, serbando sottopelle certe influenze che ci riportano dalle parti dei Massimo Volume (il testo di “Non ti cambierò” pare uscito dalla penna di Emidio Clementi) e di Giovanni Lindo Ferretti.
Per chiudere il disco è stata scelta una cover, significativa perché lascia intendere come tutto possa essere iniziato da lì: Tom Verlaine, i Television, il 1977, una “Marquee Moon” resa in maniera cruda e personale: è la fotografia definitiva, il cerchio che si chiude, il risultato di un’amicizia vera che ha avuto la forza di resistere sia alle distanze che alle intemperie del tempo.
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28/02/2018