Per chi fosse rimasto deluso dal ritorno dei Mastodon con “Emperor Of Sand”, e non è affatto improbabile, trattandosi del punto più basso della loro onorata carriera, ecco concretizzarsi il progetto Arcadea. Dopo la comparsa ormai due anni fa di un teaser trailer dell’album e della canzone “Gas Giant”, la band ha firmato con la Relapse e ha pubblicato l’esordio omonimo. Al timone c’è Brann Dailor, batterista e vocalist dei Mastodon, qui accompagnato da Core Atoms e Raheem Amlani alle tastiere e ai sintetizzatori. Niente chitarre, dunque, per un trio a tema sci-fi e un’identità sonora forte: uno space-prog duro, una scrittura di chiara ispirazione “metallica” a dispetto della strumentazione, e un sound vintage ottantiano.
Sono degni figli di Mastodon e Perturbator (e infatti il musicista francese è spesso comparso in festival e concerti molto metal e poco elettronici). Una buona consolazione per i fan della band di Atlanta, per vari motivi: uno su tutti, Dailor scatenato e tentacolare alla batteria come non lo si sentiva dai primi dischi. Il suono certo non è quello, e a chi non manca il rullante secco e jazzato di “Leviathan”? Ma le aperture psichedeliche e le cavalcate spaziali di queste composizioni offrono una libertà espressiva che in parte manca ai “nuovi” Mastodon, decisamente più diretti e riff-oriented.
Dailor è anche protagonista assoluto al microfono, sia per le parti melodiche, cantate con l’ugola tesa e vibrante a cui ci ha piacevolmente abituato, sia per quelle più minacciose, in cui di fatto tutta la cattiveria viene dalla distorsione elettronica e dai filtri per creare l’effetto-robot. Il biondo batterista si conferma un musicista di grande spessore creativo, ma se la sua presa di potere nei Mastodon può aver avuto effetti negativi, gli Arcadea si attestano, per una volta nella storia dei side-project, il giusto modo per esprimere ambizioni e ispirazioni alternative. I due ai synth non sono poi semplici comprimari: è ovviamente a loro che si deve la fortissima carica evocativa dei brani, che non mancano di trasportare in galassie lontane e inquietanti paesaggi onirici, in esplorazione di un immaginifico spazio interiore.
Vanno in questa direzione ballate come “Rings Of Saturn” e “Through The Eye Of Pisces”, di accompagnamento per un trip acido, mentre cavalcate come “Gas Giant”, “Infinite End” e “Pull Of Invisible Strings” sono la perfetta colonna sonora per un ipotetico videogioco arcade pieno di laser e alieni fosforescenti.
Alla fine tutto il disco, a partire dalla copertina, si diverte a rievocare il lato più giocattoloso e d’effetto della fantascienza anni Ottanta, con una perizia strumentale degna di Emerson, Lake e Palmer strafatti di acidi. Gli Arcadea non rappresenteranno il futuro del metal, ma iniettano una bella dose di freschezza nella scena di ispirazione space-rock, con il più vecchio dei trucchi: suona con un synth sparato al massimo ciò che avresti fatto con la chitarra, ed è subito spazio profondo.
27/08/2017