TAD - Salt Lick (ristampa)

2016 (Sub pop)
grunge

Nell’ambito delle formazioni pionieristiche del grunge, quella dei TAD è oggi tra le più dimenticate. Formatisi a Seattle nel 1988 ad opera del gigantesco chitarrista e frontman Tad Doyle (figura carismatica del gruppo, se così si può dire) assieme ai suoi compagni d’avventure Steve Wied alla batteria, Kurt Danielson al basso e al secondo chitarrista Gary Thorstensen, i TAD si misero subito in mostra come tra i più sporchi e truci esponenti grunge della loro città. Bruce Pavitt, fondatore della allora neonata Sub Pop, si impressionò quando li vide suonare dal vivo e offrì loro un contratto discografico.

I TAD furono infatti tra i primi a incidere per quella storica etichetta ed ebbero modo di realizzare due album indipendenti, “God’s Ball” (Sub Pop, 1989) e “8-Way Santa” (Sub Pop, 1991), più una manciata di singoli e questo Ep, “Salt Lick” (Sub Pop, 1990), da molti considerato il loro miglior disco. Va detto che la critica ufficiale non è mai stata tenera con loro, sia in madrepatria che in Europa. In effetti, le idee musicali non sono molte.

Il loro è un grunge tanto brutale quanto monocorde, buono più a stupire il pubblico dal vivo che a lasciare il segno su disco. Però, in “Salt Lick” si raggiunge una discreta miscela di efferatezza sonica, unitamente a canzoni che non sono del tutto da buttare via.

Grazie a una detonante produzione ad opera di Steve Albini (il precedente e ancora piuttosto acerbo “God’s Ball” era prodotto dal guru del grunge Jack Endino), il gruppo riesce a inanellare brani dal sicuro impatto brutale, come “Axe To Grind”, ad altri più “ragionati”, come “Wood Goblins” e Potlach”, non lontani da certi incastri armonici alla Helmet. La violenza repressa di “Hibernation” e lo sludge di “High To The Hog” stanno là a indicare i due opposti punti cardinali del disco.

In questa nuovissima edizione “expanded”, oltre a beneficiare del nuovo remastering, effettuato da Jack Endino (il suono è sul serio molto potente), colleziona anche i due coevi singoli “Loser” e “Cooking With Gas”, che però fanno scorgere qualche debolezza da parte di Doyle e compagni, nel senso che concedono qualcosa a melodie facili (non certo pop, ad ogni modo).

Di tutt’altro impatto sono invece gli altri due singoli tratti da una compilation della Amphetamine Reptile (“Habit necessity”) e, soprattutto, “Damaged” (forse il brano più sperimentale della loro carriera), tratto da uno split condiviso con i Pussy Galore.

Sono da dimenticare, invece, tutti i loro dischi successivi, usciti per la EastWest. Al contrario, i loro lavori targati Sub Pop risultano, tutto sommato, interessanti anche a un pubblico non per forza avvezzo al recupero di fossili grunge. In tutto e per tutto, Tad Doyle ricopre in definitiva il ruolo di un Ted Nugent del noise-rock.

Ben realizzata anche la confezione grafica, con un poster ripiegevole al suo interno, contenente anche una lunga intervista ai tre membri del gruppo, Kurt, Tad e Gary. Cosa invece assai curiosa è che i brani inseriti come bonus non sono stati riportati né sul retro copertina e neppure nel libretto.

14/11/2016

Tracklist

  1. 1. Axe to grind
  2. 2. High on the hog
  3. 3. Wood goblins
  4. 4. Hibernation
  5. 5. Glue machine
  6. 6. Potlach
  7. 7. Loser
  8. 8. Cooking with gas
  9. 9. Habit necessity
  10. 10. Damaged

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