Per una band già oggetto di culto grazie a una serie di pubblicazioni in vinile e cassetta, la consacrazione discografica è sempre una notizia gradita, se poi aggiungete anche l’elemento geografico del duo, tutto assume i contorni di una vittoria sul campo.
Stiamo parlando di Marleen Nilsson e Anders Hansson, ovvero i Death And Vanilla, autori di un esordio che nelle aste di ebay viene scambiato per cifre a tre numeri, oltreché intelligenti narratori sonori del film horror
“Vampyr” con un’improvvisata
performance al Fantastisk Film Festival del 2012.
Mentre la riedizione in vinile del loro secondo album e le
limited edition dei loro Ep trovano casa in diverse etichette indie-pop, i Death And Vanilla mettono in piedi quello che per molti suona come il loro vero esordio, ovvero “To Where The Wild Things Are...” rilasciato su Fire Records in due versioni viniliche di colore arancione o blu (già
sold-out) e in cd con tanto di Ep limitato offerto solo ai primi 500 acquirenti.
Per chi ha già apprezzato le gesta dei loro conterranei e amici
Testbild (entrambi i gruppi hanno pubblicato per Kalligrammophon) non sarà difficile inquadrare le direttive sonore del gruppo, per gli altri valga la sintetica (ma non troppo) definizione di
baroque- psychedelic-cinematic-dark-longuejazzy-muzak-exotica- dream-pop.
Per tutti coloro che sono in attesa di sapere quanto abbia giovato al duo svedese la sfida del progetto in gran stile di “To Where The Wild Things Are…”, sveliamo subito il finale: la prova del fuoco è superata con grande destrezza e inventiva.
I Death And Vanilla proseguono nella loro
library music contaminata da una psichedelia in salsa
kraut, che si divide tra richiami ai
Silver Apples e ai
Tangerine Dream, ma diversamente dai
Broadcast e dai più affini
Stereolab, i due svedesi puntano l’attenzione alla composizione pop alla Left Banke o alla psichedelia noir dei
Mazzy Star e degli
United States Of America, trasformando un prevedibile
remake stilistico in un avventuroso percorso sonoro.
Fluttuante e mai eccessivamente ruffiano “To Where The Wild Things Are…” è
pop-music priva delle
défaillance del
mainstream, è sperimentale e ambizioso ma si tiene ben lontano dalla spocchia di molti
avant-indie-popper.
Il mantra iniziale di “Necessary Distorsion” non lascia spazio a equivoci: i Death And Vanilla conoscono a menadito le migliori intuizioni dei loro predecessori e ne ripetono la forza ipnotica e futurista con contrasti timbrici pulsanti e ricchi di
groove, una festa dell’era
cosmic-kraut che non conosce il termine nostalgia. Suona sexy e maliziosa “California Owls”: un pop quasi
nouvelle vague che mette insieme twee pop, folk ed elettronica anni 80 con lo stesso spettro sonoro della Sarah Records, mentre “Moogskogen” tratta i Tangerine Dream alla stessa maniera degli
Air con i
Pink Floyd con preziose sfumature timbriche, e sono Steve Reich e
Philip Glass gli oggetti della loro rilettura del minimalismo applicato alle immagini che trionfa in “Shadow And Shape” tra tempi di valzer e citazioni delle colonne sonore dei film di
Dario Argento era-
Goblin.
Anche le pagine più semplici come “The Optic Nerve” sono attraversate da una delicata malinconia noir, che in “Arcana” sfiora
David Lynch e
Julee Cruise e alza il tono emotivo dell’album, mentre “Time Travel” scivola verso la surf-music targata
Beach Boys senza eccedere in calligrafia.
“To Where The Wild Things Are…” è l’album più accessibile e grazioso del duo svedese, pronto a sacrificare un po’ della magia in favore di un’attitudine pop che a tratti tiene a freno l’originalità degli esordi, ma quando esplode lascia dietro di sé almeno un paio di gemme.
Accade in “Follow The Light”, una sensuale e ondeggiante
ballad che non avrebbe sfigurato in una colonna sonora di un film erotico o soft-porno di Jesse Franco; ancor più magica e suggestiva “The Hidden Reverse” entra nel mondo
prog-rock con una grazia aliena alla
library-music europea, ed è forse proprio l’approccio un po’ gelido e svedese l’elemento che rende l’album poco accattivante e originale a un primo sommario ascolto, ma è la pazienza la virtù non solo dei forti ma anche dei buongustai.
L’Ep regalato ai primi 500 acquirenti dell’album non è il solito contentino per i fan, tra elettronica vintage (“Erté”), romanticherie soft (“From Above”), gothic-folk (“Reality From Dream”) e perfette colonne sonore per un thriller-horror (“Lux”) le quattro tracce ripercorrono con più convinzione le atmosfere del loro esordio.
I Death And Vanilla con “To Where The Wild Things Are…” ci regalano dieci ninna nanne per adulti, un sottofondo leggermente a luci rosse per incontri amorosi con fate e fantasmi, un campionario di piaceri virtuali dal quale non è necessario svegliarsi alle prime luci dell’alba.