Sceglie un formato “raccolto” in tutti i sensi, Joan Shelley, per presentarsi al grande pubblico alla sua prima uscita di un certo peso, data la pubblicazione con l’ottima etichetta canadese No Quarter. Otto tracce e appena più di mezz’ora di durata, una forma assai più levigata e matura rispetto al più struggente “Ginko” di pochi anni fa.
Insieme all’onnipresente Daniel Martin Moore, Joan sviluppa in “Electric Ursa” un seguito convincente, per quanto in bilico su un manierismo country fatto di interpretazioni calde ma risapute, ritmica “spazzolata”, arrangiamenti sparsi e lasciati respirare, slide e pianoforte che fanno a gara a chi piazza la “battuta” più sapida.
Ne emerge così un ennesimo – ma non per questo meno valido – racconto d’interno, una tiepida rievocazione autunnale, che non sempre ha però la forza di richiamare qualcosa di più di una tazza fumante.
Vanno richiamate le eccezioni della moliniana apertura di “Something Small” e la sorniona e sfuggente “Rising Air”, ma ci vuole un po’ di più anche sul piano della scrittura per farsi notare nel panorama del country indipendente attuale.
13/01/2015
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