GOLD-BEARS - Dalliance

2014 (Slumberland records)
punk-pop
5.5

L’estate è probabilmente la stagione indie-pop per eccellenza (insieme all’autunno) e i Gold-Bears lo sanno bene, band ormai power-pop (e dunque obbligatoriamente domiciliata in questa stagione) che arriva a pubblicare il sophomore dopo tre anni di lavoro. E fra agrodolci ritagli estivi, sbiadita nostalgia con il contorno di foglie ingiallite, “Dalliace” si rivela come un disco che sulla carta inizia da dove i Gold-Bears ci avevano lasciati in “Are You Falling In Love?“. Solo sulla carta però, perché quella conclusiva acustica “Yeah, Tonight” si fa ora apertura e brano di incredibile spessore. Questa volta, alle gracchianti visioni di Jeremy Underwood, si uniscono una manciata di nuovi amici, tra i quali vi è anche Emma Kupa dei compianti Standard Fare.

Il nuovo capitolo però, lo diciamo subito, si rivela un disco superfluo e poco ispirato. La varietà sonora dà l’impressione di un flusso continuo di rumore, di un indistinto e costante suono di chitarre che ne attraversa le composizioni. “Dalliance” fa più o meno questo. Non ha grandi canzoni in grado di farsi ricordare, tanto che quasi non ci si accorge della transizione da un pezzo all’altro, anche perché la musica del gruppo di Atlanta è fondamentalmente una questione di coesione ed entusiasmo, un miscuglio irriverente di Pavement, Thimes New Viking e Los Campesinos!: sottofondo e boati.

Si rifanno alla tradizione pop più “classica” del genere, specie nella ricerca melodica, attenta a cogliere gli spunti malinconici (“From Tallahassee To Gainesville”) del quotidiano. Le canzoni dei Gold-Bears riannodano ricordi lontani e mettono in moto un desiderio di riconoscimento destinato a rimanere insoddisfatto.

La valanga di rumore è travolgente ma lenta: piacciono la forzata gentilezza di “Hey, Sophie” e il già citato brano di apertura “Yeah, Tonight”, ossia i pezzi in cui la voce mascolina di Emma e quella fuori chiave – alla Stephen Pastel – di Jeremy duettano e si bilanciano come già visto nei migliori capitoli di settore dello scorso anno (Golden Grrrls e Joanna Gruesome).

Il resto dei brani si adagia su un confine labile tra punk e pop: le più concise e più immediate del lotto – “Memo” e “I Hope They’re Right” – sempre rovinate da un particolare, da uno slavato dettaglio vocale mancante o da uno smarrimento della bussola, mentre cose che un tempo sarebbero state al più dei lodevoli esperimenti da B-side come il punk da supermercato di “Punk Song N. 15”, o l’accozzaglia sonora di “Chest” e il noise incomprensibile di “Death With Drums” sono promosse al rango di canzoni da album con risultati alterni. Perché se da un lato rappresentano i tentativi più marcati di dare un’identità più frizzante al gruppo, dall’altro rimangono pezzi da sbadiglio, troppo fuori contesto e troppo lunghi nonostante superino di poco la durata media di una pop song. Un disco per menti felicemente confuse. Niente di più.

19/06/2014

Tracklist

  1. 1. Yeah, Tonight
  2. 2. Chest
  3. 3. Death with Drums
  4. 4. I Hope They're Right
  5. 5. Memo
  6. 6. From Tallahassee to Gainesville
  7. 7. Punk Song No. 15
  8. 8. Hey, Sophie
  9. 9. For You
  10. 10. Her Fears
  11. 11. Fathers and Daughters

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