Questo è un album di quelli che lasciano il segno, un album di quelli che rimangono per l’intensità e il trasporto che intendono descrivere attraverso le pitture sonore di un ragazzo poco più che ventenne, norvegese, che si chiama Pål Moddi Knutsen, ma preferisce che tutti lo salutino come Moddi. Lui non suona la chitarra o la batteria, ma compone le melodie e le armonie e batte la fisarmonica. Moddi suscita incanto quando si ascolta la sua voce per la prima volta, un sali scendi di respiri affannati, culminati da crescendo vocali toccanti o da silenzi pensati in parole, appena sussurrate all’orecchio di chi vuole ascoltare le emozioni.
Moddi esordisce nel 2008 con “Rubato”, un Ep che concede applausi dalla critica e apprezzamenti dal pubblico, permettendo l’esibizione all’Øyafestivalen di Oslo. Lavora per due anni e mette al mondo la sua prima creatura, “Floriography”, una perla artistica di rara bellezza e candore. L’album è un percorso sentimentale nei fiordi dell’animo fragile e confuso di ogni essere umano, alla ricerca del senso delle cose, dalla vita all’amore.
L’intensa “Rubbles” è il fiume che apre l’opera: la voce pesante e affannata di Moddi cerca di prendere fiato tra le macerie di un passato grave da sorreggere, in un quadro disegnato dai suoni della fisarmonica e del violoncello che turbinano nella parte centrale, poco prima che la voce flebile del ragazzo di Senja esprima il suo ultimo desiderio: la pace. In tutto “Floriography” la serenità è in controluce, velata da una rugiada malinconica e fredda, come in “Magpie Eggs” in cui Moddi sembra piangere note di rimorso o in “Smoke” un controcanto di violino rivolto agli arpeggi sussurati di chitarra, in una danza dei cigni dei giorni nostri: i maestosi si muovono sinuosi nel lago norvegese che ghiaccia improvvisamente, lasciandoli intrappolati, stanchi e infine stremati quando finiscono di dimenarsi, per difendersi dal freddo della loro distanza.
E i paesaggi del nord Europa si mostrano nitidi quando l’artista disegna ritratti di altri protagonisti della scena musicale polare (Bjork e Jonsi), in “Stuck In The Waltz” oppure in “Ardennes”, un trip-hop dai toni gentili alternato a note distese di fisarmonica francese, che si ripete in “Poetry”, mostrando l’amore per le pellicole di inizio anni 2000 (“Il favoloso mondo di Amelié Poulain“, “Goodbye Lenin”), con Yann Tiersen a comporre le colonne sonore.
Il picco emotivo lo si raggiunge con “A Sense Of Grey”, ancora una volta un’intreccio violino, chitarra e violoncello, una voce sofferente e liriche legate da catene d’acciaio che, spezzandosi, uniformano il paesaggio ed il cielo di un grigio amaro. “7!” e “Krostav-Emne” sono unite, nei dieci minuti in chiusura; rappresentano il cerchio intorno al quale inquadrare Moddi, un’artista che si muove con disinvoltura attraverso la natura armonica della sua musica, tra pop e tradizione nordica.
“Floriography” è poesia in musica; è un album con i capelli biondi, scompigliati, dai dentoni alla Freddie Mercury, che sorride alla vita, ma si ferma a pensare profondamente a chi siamo e alla meta che vorremmo raggiungere.
08/05/2013