Con “Atrophic”, traccia unica della durata di un’ora esatta, Aboombong omaggia l’ambient-cosmica degli anni Settanta, ma da una prospettiva estremamente rilassata.
Se il gioco architettonico-ritmico dei synth richiama, quindi, alla memoria Klaus Schulze, l’uso delle percussioni (nello specifico, un dumbek) riecheggia l’approccio “ibrido” di certa new age, marcando la volontà di generare, attraverso il flusso sonoro, un vero e proprio stato di ipnosi.
Dopo un buon tratto di dilatazione interrogativa, intorno al ventisettesimo minuto il brano riprende consistenza, lentamente riallacciandosi alla prima parte e spegnendosi, senza mutare di una virgola la propria andatura.
In definitiva, un omaggio un po’ troppo calligrafico e poco creativo.
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28/08/2012
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