Rivedere le proprie scelte e sottolineare un'ascesa emotiva e artistica interpretando diversamente se stessi è una prassi che di solito si concretizza dopo molti anni.
"Variations" degli Hundreds non è un nuovo album, ma un curioso esperimento in cui il duo tedesco fa rileggere alcune creazioni electro-folk a musicisti affascinati dalla bellezza androgina delle loro canzoni.
È sicuramente un prevedibile mix di sonorità pronte per i dancefloor, pulsioni dark alla Depeche Mode e melodie naif talmente ingenue da cogliere nel segno, ma il successo della loro tournée e le inattese lodi di molti altri artisti devono aver convinto i fratelli Eva e Philipp Milner che le canzoni del loro giovane repertorio meritassero una seconda occasione.
La nuova dance-dream-music tedesca è in cerca di un'identità, e dopo gli Opiates, gli Hundreds rappresentano un altro interessante passo verso un nuovo flusso pop europeo. Il frizzante folk in salsa hip-hop di "Happy Virus" e il tremolio semi-robotico della ballabile "Machine" non sono solo buone vibrazioni pop, ma hanno un fascino alieno che si nasconde dietro il ritmo catturando l'immaginazione.
Affidare ad altri colleghi le proprie canzoni è un rischio che pochi musicisti affronterebbero. Il rischio di uno sfilacciamento eccessivo è tuttavia evitato con classe e buon gusto, e "Variations" suggerisce buone prospettive per il futuro del duo.
Pagine di dark-folk sognante ("I Love My Harbour") e di struggente solennità ("Little Heart") possiedono un fascino intrigante e avvolgente, e il sorriso beffardo che accompagna "Life For A Sailor" riesce a compensare la prevedibilità di molti episodi che, sempre in bilico tra euro-dance e folk-pop, costituiscono un campionario sufficiente per farci restare sintonizzati fino al prossimo album.
I Love My Harbour (Small Panthers)
Happy Virus (Phon.o)
28/04/2012