Quando si dice: invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia.
A pochi mesi da quella primizia qual era “Distant Shadows“, è già maturo il secondo frutto di Anthony Paul Kerby e dell’instancabile producer di Francoforte Tomas Weiss, impegnato anche nel suo primo esperimento solista, “Dato”.
“Appearances” è un nuovo stream of consciousness di cinquantasei minuti, un viaggio interiore al cospetto di paesaggi naturali rigidi e imperscrutabili.
Se “Distant Shadows” poteva essere rappresentato come un affascinante gioco di ombre e nebbie dietro cui scorgere raramente la gelida e accecante luce del nord, “Appearances” è un fluire costante e imperturbabile nella notte più buia, che si specchia di tanto in tanto nella nera superficie di un iceberg.
Se i due movimenti iniziali introducono l’oscuro panorama dalla distanza, “Vision 3” è l’immersione definitiva nell’imperterrito silenzio artico: un fluire dronico incessante e impalpabile, su cui germogliano brevi e preziose aperture armoniche digitali e cori processati (altra novità assoluta rispetto al lavoro precedente). Accenni melodici che sono però solo premonizioni: ecco che “Vision 4” scioglie ogni abbozzo in un’incantata e purissima aria cosmica, ed è come alzare lo sguardo alla volta fattasi d’un tratto stellata e sentirsi quasi in sintonia con la solennità dello scenario.
La magia si disgrega però velocemente e nella quinta traccia rieccoci di fronte all’immutata severità della natura. Poche, sparute, note di piano spiazzano un attimo l’ascolto, prima che ci si pari davanti quel monolite gelato qual è “Vision 7”, dodici minuti di calotte di ghiaccio fluttuanti, attriti e crepitii amplificati dal nulla circostante. Probabilmente il vertice della filosofia artistica dei due.
Un unico modus operandi, eppure l’attenzione dell’ascoltatore resta ben salda agli impulsi e alle impressioni sonore per tutta la durata del lavoro: la notte polare termina così, senza soluzioni eclatanti, nella distesa catarsi di “Vision 10”.
Piccolo tesoro di riverberi e vastità, sfizio imperdibile per audiofili, “Appearances” è il miglior erede che l’opera prima dei due musicisti potesse vantare. Perla nera dell’ambient music cui affidare tutte le meditazioni e le estasi invernali.
16/01/2012