Qualche anno fa si facevano chiamare Zen Guerrilla e suonavano un garage-rock aggressivo che si ispirava esplicitamente ai grandi classici dell'hard-rock anni 70. Poi hanno cambiato rapidamente nome, line-up e stile: "Country Ways" è il secondo album pubblicato dalla band con il marchio Carlton Melton.
Si tratta fondamentalmente di un incrocio tra la space-psichedelia e le ipnotiche lungaggini della musica ambientale: nella la title track iniziale, che dura venti minuti, il ritmo prodotto da una scarna batteria in lontananza viene completamente sommerso da feedback e delay di chitarra, che si ripetono ossessivi formando di fatto un lungo bordone. Se la solitaria improvvisazione chitarristica di "Harrington Fair" e la rarefatta divagazione alla Brian Eno di "Night Flight" cercano di spezzare la monotematicità dell'opera, le ultime due canzoni chiudono un ideale cerchio: "The One That Got Away" è un baccanale rumoristico in cui le distorsioni sono assolute protagoniste, che si riallaccia al classico "Sister Ray"; la marziale "March Of The Cicadas" è caratterizzata da un intricato tappeto di effetti shoegaze che insistono su un ritmo lento e incessante, una sorta di canzone doom suonata dagli Spaceman 3.
In molti momenti "Country Ways" è ripetitivo e autoindulgente, ma il quintetto di San Francisco riesce sicuramente nell'obiettivo di sfornare un'opera ossessiva e ipnotica.
04/11/2011
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