Maurice De Jong è ancora tra noi, questa volta nelle vesti di Aderlating e in combutta con Eric aka Mowlawner. Dopo l’interessante “Devotional Hymns”, “Spear Of Gold And Seraphim Bone, Part One” continua il percorso di avvicinamento all’inferno, sempre in sella a un suono che, tra cupissima dark-ambient, rumorismo astratto e brandelli di metal liofilizzato, non ammette concessioni alla speranza, perché disconosce in tutto e per tutto il significato della redenzione.
L’oscurità è il suo regno e Maurice ci traghetta nell’ennesima sinfonia del male, nonostante un livello qualitativo non sempre all’altezza delle sue possibilità. D’altra parte, continuare a lavorare la stessa materia, concentrandosi ossessivamente sulle proprie luride visioni, sulla propria disperata concezione del mondo, comporta anche il rischio di mostrare qualche cedimento. Fatto sta, comunque, che De Jong ci ha ormai abituati a questa continua e ossessiva perlustrazione delle zone più terribili dell’animo umano e, quindi, anche se gli “inni devozionali” continuano a restare insuperati per il loro equilibrio perverso tra religiosità degenerata e lugubre esoterismo, l’ascolto di queste sei nuove composizioni è comunque consigliato a tutti quelli che reputano il musicista olandese uno dei nomi più interessanti in circolazione.
Entrando nel vivo dell’opera, sfilano senza soluzione di continuità la gelida foschia di “Black Emperor At The Temple’s Gate”, la cosmica tetra e sinistra di “Descending the Naraka I”, il black-metal trasfigurato in radiazione trascendentale del brano eponimo, l’estatico coro femminile travolto da un frastuono metafisico di “A Burial On The Slopes Of Mount Sinai” e i due nauseabondi affreschi dell’oltretomba di “Engel Der Wrake” e “A New Plaque For Every Triumph”, vicini alle lande terribili del suo progetto più importante e visionario, Gnaw Their Tongues.
13/05/2011