I have tried, and tried to be somebody else
A sheep’s skin, a lamb’s tail and a bell
(funny, it didn’t work)
Antagonista per eccellenza nella favolistica occidentale, il lupo (cattivo) è tra le figure più complesse e affascinanti della simbologia popolare, ed è proprio a questo animale che i portoghesi A Jigsaw dedicano il loro secondo album, “Like The Wolf”, un concept incentrato sul drastico e spesso drammaticamente tardivo risveglio dall’età delle illusioni, quando anche il lupo cessa di essere ricettacolo delle più disparate paure rivelandosi nella sua natura di “semplice” essere vivente.
La band di Coimbra, il cui nome si ispira alla dolcissima “Jigsaw You” dei dEUS, nasce come progetto del polistrumentista João Rui, affiancato in questo album da altri due musicisti, Jorri e Susana Ribeiro (che insieme all’ultimo acquisto Marco Silva costituiscono l’attuale line-up del gruppo), e da una serie di ospiti vari.
La musica di A Jigsaw è un melting-pot di trame alt-country sorrette da una robusta impalcatura folk, con numerosi rimandi blues e sparsi accenni di bluegrass, che creano un amalgama di atmosfere in continua evoluzione, pervase da uno spleen decadente.
L’architettura dei brani che compongono “Like The Wolf” si avvale di un esuberante rosa di strumenti della tradizione, che donano all’album un senso di consistente rotondità senza tuttavia sconfinare mai nell’ampolloso o nel barocco. Rallentando per lasciarsi accarezzare da chitarra e banjo (“Farmhouse”, “Red Pony”) o serrando il passo sotto i colpi delle percussioni (“Leap Of Ignorance”, “The Trial”), il lupo attraversa le foreste dell’alt-country soffermandosi ad annusare l’aria carica della malinconia di armonica, mandolino e archi (“Crashing Into The Harbour”, “Like The Wolf”, “Six Blind Days”), sovente trapuntata dai candidi rintocchi di xilofono e glockenspiel.
La voce di João ha la conturbante morbidezza di Kurt Wagner e la profonda densità di Johnny Cash, talora mossa dallo stesso cupo languore dell’ultimo Lanegan.
A completare l’operazione arrivano i testi, nei quali il dramma delle disillusioni domina la scena cospargendo i brani di una caustica amarezza. Aprendo gli occhi a una realtà completamente nuova (“If all of this is real / then the dream is over”), l’uomo si ritrova all’improvviso abbandonato da tutte le sue certezze, compreso l’amore (“It can’t be love/ cause there is no true love”): verità e menzogna diventano così due facce della stessa medaglia (“His truth is a lie, but better than the truth/ is a truthful lie with sparks of love”) e neanche la solitudine o il silenzio sembrano essere d’aiuto all’anima lacerata dal dolore della consapevolezza (“Rain is never gentle to a tormented soul/ oh, and he who never speaks has a thousand voices within”).
“Like The Wolf” è un album ricco di spunti, ed è difficile fare una singola menzione speciale tra i numerosi brani degni di nota contenuti nell’album. Impossibile infatti restare indifferenti al fuoco incrociato dei sussurri di João e Becky Lee Walters in “Return To Me”, al sognante romanticismo della melodica nella title track, alla straziata dolcezza del violino in “Idiot Smile”, all’incanto corale di “Farmhouse” o di “Crashing Into The Harbour”, alla leggera freschezza di “A Little Tale”.
Impossibile. Com’è impossibile, del resto, rimanere indifferenti di fronte a quella figura nera che si staglia sinuosa contro la luna, ai suoi due occhi penetranti e magnetici, al suo oscuro ululare nel cuore della notte.
I’m like the wolf, riding through the night
I’m like the wolf, running up the hill
Isn’t irony such a good friend?
09/06/2009