In questi ultimi anni, i Julie’s Haircut hanno probabilmente raggiunto molti dei loro obiettivi: conquistare una posizione rispettabile nel panorama della musica alternativa nostrana, arrivare a una maturazione rilevante rispetto ad esordi che mai facevano pensare a tanta grazia, e, last but not least, incidere un disco con Sonic Boom- lo split Julie’s Haircut & Sonic Boom su A Silent Place.
Inoltre, mi capitò di vederli suonare dal vivo, proprio in occasione del tour italiano dell’ex Spacemen 3, e ne rimasi felicemente impressionato, a dimostrazione che la crescita è avvenuta sotto tutti i punti di vista. Così, dopo il buon “After Dark, My Sweet”, i ragazzi escono con un doppio ambizioso, nel complesso discreto, ma che soffre delle consuete pecche da doppio album, ovvero mancanza di concisione, ridondanza di idee, tendenza alla ripetizione di certuni elementi etc.
Il primo disco – intitolato “Sermons” – è fatto di canzoni che ricalcano il consueto modello Spacemen 3/Sonic Youth, e fin qui tutto bene, perché le capacità compositive dei Julie’s Haircut non si discutono. Notevoli le vertiginose e krautedeliche “Mountain Tea Traders”, “The Shadow, Our Home” e “The Devil In Kate Moss”, mentre “Origins” va a pescare dai Silver Apples senza intermediazioni.
Nel secondo disco (“Liturgy”) le cose invece non funzionano altrettanto bene. Qui i pezzi, corti o lunghi che siano, sono strutturati come delle suite di kraut-rock, che si arricchiscono di sfumature cangianti durante l’incedere, ma il cui il ritmo uniforme tende alla lunga a stancare.
Insomma, una sforbiciata qua e là non avrebbe fatto male ma tant’è. Di ciccia saporita ve n’è comunque molta.
16/02/2009
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