Kaktus Einarsson

Kaktus Einarsson

Magie precoci da Reykjavķk

intervista di Giuliano Delli Paoli

Incontriamo il musicista islandese, attivo come frontman della band post-punk Fufanu e all'esordio solista con "Kick The Ladder", album prodotto tra Reykjavik e New York in collaborazione con il compositore elettronico svizzero Kurt Uenala, aka Nyll & Void (Depeche ModeThe KillsMoby, Black Rebel Motorcycle Club, giusto per citarne alcuni). Talento precoce, Einarsson ha inziato a suonare strumenti elettronici all’età di dieci anni, nel caso specifico all’interno del collettivo Ghostdigital. Con la sua band, Fufanu, ha aperto i concerti di Radiohead Red Hot Chili Peppers nella sua città, i Blur a Hyde Park, oltre a rientrare in cartelloni di festival importanti, tra cui Primavera Sound, Rock Werchter, Musilac e Down The Rabbit Hole. Un musicista poliedrico, il cui stile da crooner è tanto ricercato quanto intimamente delicato. Einarsson si racconta, tra ricordi preziosi come l'esperienza in studio al fianco di Damon Albarn, album imprescindibili e un amore assoluto per il nostro paese e i suoi compositori più raffinati.

Innanzitutto, come è nata la collaborazione con Kurt Uenala?
Io e Kurt ci conosciamo da molti anni tramite la nostra comune amica Sexy Lazer, Ma non eravamo intimi o cose del genere. Circa tre anni fa, sono andato a New York per suonare dal vivo e Kurt è venuto. Così siamo usciti insieme. Abbiamo chiacchierato tanto sulla strumentazione ideale, e alla fine ho iniziato a inviare a Kurt alcuni dei demo su cui stavo lavorando, cercando appunto consigli di vario tipo. In un modo molto naturale, quelle chat si sono poi trasformate nella nostra collaborazione per questo disco. E’ un partner straordinario e mi rendo conto ogni giorno di più di quanto sono stato e sono fortunato ad aver stretto quell'amicizia.

"Kick The Ladder" è nato attorno al concetto di come la società si relaziona a tutto ciò che la circonda, sia a livello globale che personale. Ecco, cosa ti spaventa di più oggi a livello personale e cosa invece a livello globale?
In realtà, riguarda la mia relazione verso l’ambiente esterno, sul rapporto che ho con le altre persone, ma anche con le cose e la natura. Non mi piace vivere nella paura. Quindi spero solo che impariamo a essere buoni e a rispettarci l'un l'altro, preservando il nostro pianeta per le generazioni future.

“Hypnotized” affronta il tema dell'immigrazione, molto attuale in Italia, viste le tragedie nel Mediterraneo a cui purtroppo spesso assistiamo. Come è nata questa canzone e che idea ti sei fatto riguardo alla gestione di questo problema da parte dell'Europa e anche del tuo paese.
Questo brano tratta pelopiù dei bambini nella nostra società e della loro purezza, ciò che pensano e ciò che è giusto e sbagliato. Noi adulti tendiamo a rifugiarci di più in quella che chiamiamo “zona grigia”, facendo le cose a metà ma continuando a vivere la vita come se fossimo in un sogno. I bambini hanno invece una certa chiarezza nel guardare il mondo, un’inclinazione che noi adulti potremmo aver perso, quindi è bene riflettere e persino semplificare le cose e non preoccuparsi di come funziona il sistema, qualunque esso sia.

"Oceans Heart" e "Story Of Charms" raccontano i tuoi sogni e la vita di tutti i giorni in modo diverso. Ma soprattutto dell'età adulta. Ebbene, che consiglio daresti ai giovani che si avvicinano alla musica?
Ho composto “Ocean's Heart” quando ero a New York. Per colpa del jet lag ho dormito molto. Così ho sognato una ragazza che correva con un aquilone in una città portuale. Avevo appena ricevuto la notizia che stavo diventando padre e di conseguenza ho stabilito un forte legame con questo sogno, che per me significa lasciare libero il nostro bambino interiore e nutrire l'immaginazione che abbiamo avuto da bambini. Il consiglio che darei un giovane musicista è quello di essere onesto con se stesso e non fare in modo che la tecnica o le aspettative limitino la creatività.

Hai avuto l'onore di suonare ai concerti di apertura dei Radiohead e dei Red Hot Chili Peppers nella tua città, oltre ad aver aperto i live dei Blur a Hyde Park e a esserti esibito in importanti festival tra cui il Primavera Sound. Potresti raccontarci qualche aneddoto legato a queste diverse esperienze?
Devo dire che di solito mi concentro più sulle persone per cui suono che con la band con cui condivido il palco. Suonare con grandi nomi o in grandi locali non è niente, a meno che la folla non sia ricettiva. Ho la fortuna di aver provato entrambe queste condizioni e dunque di conoscere questa differenza, a mio avviso molto formativa e importante.

Quando e come hai iniziato a comporre musica?
Come puro scherzo da giovanissimo, la mia prima band seria risale alle elementari, ma professionalmente intorno ai 16 anni come membro dei Fufanu.

Una top five dei tuoi album preferiti.
Questa è davvero una domanda difficile. Forse la lista potrebbe essere qualcosa del genere:
“Fufanu - Sport”. Il secondo disco dei Fufanu, ma il primo in cui sapevamo esattamente cosa stavamo facendo. Un traguardo importante per me.
Damon Albarn - Everyday Robots”. Damon mi ha chiamato come assistente ingegnere mentre registravo il disco. È diventato uno dei momenti più importanti della mia carriera e mi ha plasmato come artista. Essere così coinvolto e vicino al lavoro di un maestro come Damon non capita certo tutti i giorni.
Outkast – Atliens”. I primi ricordi che ho di questo disco risalgono a quando avevo circa sette anni. Sono rimasto stupito dai suoni e dal flow. Non ho mai capito niente, ma la musica mi ha parlato molto allora, e ancora oggi continua a farlo.
“Ghostigital - In Cod We Trust”. È la prima band con cui ho iniziato a suonare e questo è il loro secondo album. Quando venne pubblicato avevo 14 anni, e far parte per la prima volta di una band dal vivo a quell'età è una sensazione forte che non ti molla più. Un album, inoltre, avanti per i tempi, audace e anche cattivo.
E l'ultimo? Quale potrei scegliere? Eventuali suggerimenti? (sorride, ndr) Bene, forse “Shampoo” degli Hairdoctor: 101% indie-rock da Reykjavík.

Com’è nata la collaborazione con Thibault Gomez?
Stavo cercando alcuni musicisti che potessero avere un bagaglio tecnico più esteso, e così ho trovato Thibault. Non solo sa suonare molto bene, ma è anche un maestro del piano preparato. Così, ho subito smesso di cercare altri musicisti e ho deciso di collaborare solo con lui. Il suo piano preparato è una delle spezie principali dell'album.

Incontri un amico che non vedi da molto tempo e che non sa che sei diventato un musicista. Ti chiede di ascoltare la tua canzone. Ebbene, quale suoneresti per introdurlo alla tua musica?
“Kick The Ladder” o “Sports”.

Sei mai stato in Italia? Ti piace la musica italiana?
Amo l'Italia, sono stato in diverse città e mi hanno tutte stupito. Cosa c'è che non va della musica italiana? Voglio dire, non solo ha i classici come Vivaldi e Monteverdi, ma poi ha anche Luciano Berio e Franco Donatoni. La lista è davvero lunga.

Progetti per il futuro?
Non lo so. Ecco, magari tornare in Italia! (sorride, ndr)

Discografia
 Kick The Ladder (One Little Independent, 2021)
 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

Hypnotized
(da Kick The Ladder, 2021)

Kick The Ladder
(da Kick The Ladder, 2021)

45rpm
(da Kick The Ladder, 2021)

Kaktus Einarsson su OndaRock
Recensioni

KAKTUS EINARSSON

Kick The Ladder

(2021 - One Little Independent)
Piano preparato, archi e testi impegnati nell'esordio solista del leader degli islandesi Fufanu

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