04/07/2009

Roger Mcguinn

Folkest, Castello, Udine


Quest'anno il Folkest '09 ospita musicisti di tutto riguardo. I nomi di punta sono Jethro Tull e Steve Winwood, deus ex machina dei Traffic. Fra i due, il Castello udinese diviene un magico teatro per le folksong di Roger McGuinn, leader dei Byrds, nonché uno dei più geniali chitarristi americani dei Sixties; pochi sembrano ricordare tutto ciò, a cominciare dagli organizzatori che fanno incredibilmente pagare l'entrata la metà esatta rispetto a quanto veniva richiesto la sera prima per Ian Anderson e soci. Tant'è che ad ascoltare Roger ci ritroviamo in non più di 150 persone, la maggior parte delle quali ha di certo superato la cinquantina...

Alle 21.15, puntuale, è Ed Schnabl, sensibile interprete e compositore della Carinzia, ad aprire il concerto. Il suo è un gradevole folk in inglese che, per ammissione dello stesso autore, si ispira a Neil Young e a quel signore che di lì a poco gli succederà sul palco. Grandi applausi ha riscosso l'esibizione alla pedal steel di Roberto Colella, session-man originario proprio di Udine.

Dopo una mezz'ora Schnabl e la sua band multinazionale salutano, e sul palco rimangono solo alcune piante, una scrivania, una sedia, un banjo e una chitarra acustica. La gente mormora: "...e la leggendaria Rickenbacker 360?". La risposta sorge spontanea poco dopo. Dal buio delle quinte appare McGuinn, sulle note della dylaniana "My Back Pages", il cui ritornello fa ben sperare tutti quanti: "Ah, but I was so much older then, I'm younger than that now".
In effetti, gli anni non sembrano affatto passati per l'ex-Byrds, che vanta tuttora una voce splendida, da far invidia a un ventenne. Il pubblico è poco, ma applaude convinto a ogni canzone. McGuinn offre una scaletta che potrebbe essere un vero e proprio greatest hits della sua carriera col gruppo californiano. Tra continui cambi di strumento (praticamente, sostituisce la chitarra a ogni canzone!) si susseguono "I'll Feel A Whole Lot Better", "All I Really Want To Do", "Mr. Spaceman", nonché le immancabili "Turn! Turn! Turn!", "Ballad Of Easy Rider" e "Chestnut Mare". Ed è bellissima la classicheggiante introduzione a "Eight Miles High", canzone fondamentale per lo sviluppo del rock psichedelico, che non perde la sua bellezza anche se suonata interamente in acustico.

La serata volge al termine, e Roger concede ben due bis richiesti a gran voce dal pubblico, ormai incollato al palco. Ovviamente, ciò che più di tutto mancava all'appello era "Mr. Tambourine Man", l'ennesimo omaggio della serata al maestro Bob Dylan; dopodiché, McGuinn suona l'unica sua canzone solista in scaletta, una lenta ed emozionante ballata intimistica. Poi, un ultimo saluto, accompagnato dagli applausi del pubblico soddisfatto. Sipario.

Roger McGuinn su Ondarock