20/03/2026

Marlene Kuntz

Orion, Ciampino (Roma)


Dieci anni fa ci fu il tour del ventennale, a Roma transitò per un luogo insolito, Spazio Novecento, location situata nel bel mezzo del quartiere Eur, di solito dedita a ospitare suoni di matrice elettronica. Ma non può certo bastare un solo giro di concerti per celebrare un’opera tanto importante quanto “Il Vile”, pietra angolare del rock alternativo italiano degli anni Novanta, motore di una carriera invidiabile. E allora rieccoci tutti insieme per assistere allo spegnimento delle candeline poste sulla torta del trentesimo compleanno.

I Marlene Kuntz hanno inciso “Il Vile” nel 1996, e sono certo che ne vanno tuttora fieri, forse ancor più dell’esordio “Catartica” e del successivo “Ho ucciso paranoia”, la sacra trilogia realizzata dalla formazione piemontese. Il disco è stato anche oggetto di una recente ristampa, contenente illustrazioni curate da Alessandro Baronciani.
Quel che più mi sorprende, in questa serata trascorsa all’Orion di Ciampino, è vedere così tanti giovanissimi cantare a memoria tutte le canzoni. Dove le avranno mai ascoltate? Come le avranno conosciute? Saranno arrivate loro attraverso i genitori? Per mezzo di uno zio anticonformista, magari di sinistra? Le avranno cercate sulle piattaforme in streaming dopo aver letto qualcosa fra le pagine di OndaRock? Me lo chiedo per tutta la durata del concerto. Questi ragazzi non sono accompagnati dai genitori, no, sono proprio riuniti in gruppi di coetanei, per lo più in età universitaria, fra i 20 e i 25 anni, ne scorgo moltissimi, accanto alle teste ingrigite come la mia, gli "anziani" che con la lacrimuccia trattenuta a stento ripensano a quelle indimenticabili avventure per arrivare all’ex-Mattatoio o al Palacisalfa, e rivedere i Marlene Kuntz, magari per la quarta o quinta volta nel corso di un anno.

Parlo di questo a fine concerto con Cristiano Godano e Riccardo Tesio, molto sorpresi anche loro. Mi raccontano di come l'imponente presenza di un pubblico giovane si stia ripetendo tutte le sere. Quindi è un fenomeno che si nota anche dal palco, non soltanto stando giù in platea. Quindi in realtà Cristiano e Riccardo (che in questo giro di date si presentano con la formazione a quattro, completata dal basso di Luca Lagash Saporiti e dalla batteria di Sergio Carnevale) non sono in trance durante la performance, sono pienamente coscienti, consapevoli di cosa accade dall’altro lato della transenna, di tutto l’amore che sgorga da quei cuori tuttora innamorati della loro musica. Una band che comprende di essere diventata trans-generazionale, una roba tutt’altro che scontata, e che difficilmente avremmo potuto prevedere nel 1996, quando desideravamo soltanto riascoltare “Retrattile” e “Il Vile“ (la canzone) all’infinito.

E invece per anni dal vivo non le hanno più suonate, chissà perché, ma stasera sì, e ce ne sono dieci su undici riprese dalla tracklist de “Il Vile”, messe in fila seguendo la medesima sequenza del disco, saltandone soltanto una, la numero dieci. Le altre ci sono tutte, a partire da “3 di 3”, la mischia gaia di vipere, quella violenta tensione erotica che pochi minuti più avanti trova ulteriore forza fra le viscere infuocate di “Cenere”. Brani duri, contundenti, all’epoca musicalmente illuminanti: non avevamo mai sentito nessuno suonare in quel modo in Italia.
La rabbia alternata a frangenti più rotondi, quasi radiofonici, fra le morbide spire di “Come stavamo ieri” e “L’esangue Deborah”. Oggi, come allora, i Marlene restano insuperabili nella capacità di trasformare in distorsione elettrica tutto l’isolamento, il disagio e la nebbia della provincia piemontese, elaborando una via italiana al rumore colto, per mezzo di trame sature e feedback in grado di rappresentare le nevrosi contemporanee (di allora, ma direi anche di oggi), materializzando un noir sonoro in grado di essere al contempo rito di iniziazione e atto di sfida.

La distruttiva tossicità di "Ape Regina", dove malessere esistenziale e ferocia sonica si fondono in un unico, malsano abbraccio, è sempre centralissima nell’economia dello show, una canzone che resta fra le più amate dai fan dell’intero repertorio dei Marlene. Terminata l’esecuzione quasi integrale de “Il Vile” arrivano subito i due pezzi da novanta ripescati da “Catartica”, “Sonica” e “Nuotando nell’aria”, quelli che quando non venivano suonati il pubblico gridava al sacrilegio: “Non hanno fatto Sonica!”, era la frase di rito quando non veniva eseguita. Poi ecco l’unica concessione al nuovo millennio, “La mia promessa” e “Cara è la fine”, da “Che cosa vedi” (2001), un attimo prima che “Festa mesta” segni il congedo provvisorio. Un paio di minuti e rieccoli sul palco per i bis, due tracce ancora, “Infinità” e “Lieve”, tanto per saziare completamente l’appetito di qualsiasi fan.

Molti sono giovani, dicevo, chiamiamoli “giovani adulti”, un pubblico “nuovo” che sta rendendo ancora più speciali questi show celebrativi, perché gli hanno tolto quella patina di malinconia che operazioni di questo tipo rischiano sempre di avere. Il tour proseguirà nel mese di aprile, con due date a Torino, una a Napoli e una a Bari, poi ci sarà una calda coda estiva, con i Marlene Kuntz già annunciati headliner in una delle giornate del Festival La Prima Estate, a Lido di Camaiore, quella interamente dedicata alla musica italiana, con sul palco anche Ministri, Casino Royale e Sì! Boom! Voilà!. Altre info arriveranno nei prossimi giorni, per poter dare a tutti, in qualsiasi luogo della penisola, la possibilità di continuare a onorare Il Vile.

(Foto di Claudio Lancia)

Setlist

3 di 3

Retrattile

L’agguato

Cenere

Come stavamo ieri

Overflash

Ape regina

L’esangue Deborah

Ti giro intorno

Il Vile

Sonica

Nuotando nell’aria

La mia promessa

Cara è la fine

Festa mesta

 

Infinità

Lieve

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