Alla vigilia dell’uscita di “Second Song”, il nuovo album realizzato insieme ai Chrome Hearts, Neil Young torna a intrecciare musica e politica, ribadendo le sue critiche a Donald Trump ma allargando lo sguardo a quella che considera la questione più urgente: lo stato del pianeta e il futuro delle nuove generazioni. “Non riesco a staccare gli occhi dalle news”, racconta Young in una nuova intervista a Mojo. “Ci penso non appena mi sveglio e ci penso quando vado a dormire e questo perché il pianeta è in pericolo, il nostro popolo è in pericolo, il futuro dei nostri figli è in pericolo. Stiamo sperperando le risorse. Così come siamo distratti da quello che vediamo, siamo distratti dai danni che noi stessi stiamo creando”.
Secondo il cantautore canadese, l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media finisce troppo spesso per concentrarsi sulle polemiche quotidiane legate alla Casa Bianca, distogliendo lo sguardo da problemi più profondi. Young cita come esempio le discussioni intorno alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial: “Sono stronzate che non contano nulla e i media ne sono in buona parte responsabili. Le stazioni che tutti guardano si fissano sulla Casa Bianca, sul Presidente, sulle cose sbagliate che fa. Ovvio, c’è molto da dire a proposito, ma ci sono molte altre cose importanti”.
Il giudizio su Trump resta comunque netto. “Spero che ci libereremo di lui”, afferma Young. “Magari una volta che sarà sparito il mondo diventerà un posto migliore. Ma personalmente, in quanto essere umano, non gli auguro alcunché di male, vorrei solo che non fosse lì”.
Il tema politico affiora anche in “Soon I Might Be Going”, uno dei sette brani di “Second Song”: senza nominarlo esplicitamente, Young fa riferimento a un uomo che sta “demolendo la vecchia Casa Bianca”, un’immagine riconducibile al presidente statunitense.
“Second Song” uscirà il 18 settembre e rappresenta il secondo album di Young con i Chrome Hearts, dopo “Talkin To The Trees”, pubblicato nel giugno 2025. La band è formata da Anthony LoGerfo alla batteria, Corey McCormick al basso, Micah Nelson alla chitarra e Spooner Oldham alle tastiere. Se il precedente lavoro privilegiava un impatto soprattutto elettrico, il nuovo disco dovrebbe riportare Young verso una dimensione più raccolta ed essenzialmente acustica.
Registrato interamente in analogico agli Shangri-La Studios di Malibu, “Second Song” è stato prodotto da Lou Adler insieme allo stesso Young e a Niko Bolas, con questi ultimi nuovamente accreditati come Volume Dealers. Il disco comprende cinque nuove composizioni e due brani recuperati dal passato.
“Casting Me Away From You” risale al 1965 ed era già riemersa nel 2009 all’interno del monumentale cofanetto “The Archives Vol. 1 1963–1972”, in una versione registrata con Comrie Smith. Ancora precedente è “I’ll Love You Forever”, scelta per chiudere il nuovo album: Young l’aveva incisa nel 1964 con gli Squires, la formazione in cui militava prima dell’inizio della sua carriera internazionale, e anche quella registrazione era stata successivamente recuperata negli “Archives”.
“Non c’è un concept”, ha spiegato Young a proposito del disco. “Sono un paio di vecchie canzoni e molte nuove. Ecco di cosa tratta l’album, del confronto tra le nuove canzoni e quelle vecchie. Le vecchie canzoni offrono una sorta di riflessione e contrapposizione, o qualcosa del genere. Sembrano tutte integrarsi perfettamente tra loro”.
Ad anticipare il lavoro è già arrivata la title track “Second Song”, primo assaggio di un album che mette così in dialogo il Neil Young di oggi con quello degli esordi: da una parte due composizioni vecchie di oltre sessant’anni, dall’altra nuove canzoni nelle quali tornano le inquietudini politiche, ambientali e sociali che continuano ad alimentare la sua scrittura.
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