Nell’era dell’ultimo ritrovato dell’industria discografica, il lost album, non poteva mancare Neil Young, colui che ha fatto di dischi perduti e pubblicazioni d’archivio quasi una prassi. A una serie di riproposizioni d’incisioni, registrazioni dal vivo esplicite come “Live At Massey Hall” (2007) e “Live At The Cellar Door” (2013), o meno, come “Songs For Judy” (2018), o session acustiche come “Hitchhiker” (2017), tutte risalenti al suo periodo al contempo artisticamente più brillante ed emotivamente più fosco, gli anni 70, per cercare di mettere insieme quante più tessere possibili di un puzzle evidentemente ancora in divenire, mancava però il parto più sostanzioso, “Homegrown”, un disco in studio vociferato negli anni e a più riprese reso disponibile per vie corsare sulla base d’indiscrezioni e speculazioni, e coronamento ideale dei mai usciti “Archives vol. 2”. Una volta dato alla luce in via ufficiale è perciò come se una leggenda facesse il suo ingresso nella dimensione del reale.
Alcune canzoni già edite rimangono intonse: “Love Is A Rose”, già comparsa nel doppio antologico “Decade”, uno dei suoi brillanti stornelli acustici (con contrabbasso), qui in rime baciate, e le minori “Star Of Bethlehem” e “Little Wing”, poste a (deludente) chiusa dell’album. Altre appaiono nella loro versione originale, precedente al bagno di distorsione delle future versioni con i Crazy Horse, anzitutto l’eponima “Homegrown”, qui più scattante nel tempo e asciugata di quel tanto nell’arrangiamento pur sempre elettrificato, ma anche una “White Line” qui invece del tutto acustica, e impreziosita dal libero contrappunto della seconda acustica di Robbie Robertson.
Quindi i pezzi inediti. A stagliarsi è anzitutto la prima “Separate Ways”, splendida transizione tra l’umore lirico-rurale di “Harvest” e uno spirito ancor più sentimentale, persino parisienne. “Try” suona invece più convenzionalmente country-folk, con steel languida e gorgheggi di coriste, mentre “Mexico” è uno di quei suoi embrioni di ballata intima pianistica (“Love In Mind”, “The Bridge”).
E finalmente arrivano i momenti elettrificati, forse i migliori, per primo “Vacancy”, epico boogie a fare da “Come On Baby Let’s Go Downtown” del caso, e una “We Don’t Smoke It No More”, l’appuntamento con il rhythm’n’blues che lo Young di metà 70 onora di continuo, guidata dall’armonica e poi dall’elettrica raminga.
Registrato nel 1975 e scomparso per quattro decenni, a cui bisogna aggiungere un piccolo slittamento nell’uscita dovuto allo stop forzato da Covid-19, rimissato da John Hanlon, Chris Bellman e Bernie Grundman, tenuto nascosto perché ritenuto troppo personale, privato, un “down album” improntato alla rottura con Carrie Snodgress. Più che un “Harvest” minore è, infatti, un “Tonight’s The Night” rivolto al suo cuore infranto anziché ai lutti amicali. Di quel capolavoro condivide (oltre che lo stesso intorno d’anni) tanto il tono, meditabondo e tribolato, quanto la prassi zigzagante, gli arrangiamenti cangianti da brano a brano, che restituisce uno spettro espressivo eterogeneo per sondare e cantare il dolore da quanti più punti di vista possibili. E come “Tonight’s” s’orienta al clima più che alle singole canzoni: nessuna davvero memorabile, ma qualcuna pur pregna di quella lirica tragicità dello Young del periodo. Qualche punto trascurabile tra cui un evitabilissimo interludio, “Florida”. Tra le righe è pure il disco “The Band” del canadese (oltre a Robertson compaiono Stan Szelest e Levon Helm), ma c’è anche una Emmylou Harris ancora quasi esordiente. Successivamente incluso nel secondo volume degli “Archives” (2020).
21/06/2020
Lo storico live del Loner canadese, tra numeri acustici e cavalcate elettriche
L'opera con cui Young si scopre sommo filosofo del dolore, portatore di un messaggio universale e a-temporale
Ballate bucoliche e sfibranti cavalcate elettriche: l'apoteosi del country-rock younghiano
La migliore commistione possibile tra country e rock, tra epica da terra promessa e languide carcasse di utopie
Young abbandona i Crazy Horse e cavalca le praterie di Nashville
Il vecchio loner canadese riesce ancora a emozionare
L'album "ecologico" del loner canadese: dieci tracce con un mood sfacciatamente arioso
Il "loner" nel suo disco più "loner", accompagnato dal conterraneo Lanois
La rimpatriata tra il vegliardo canadese e la sua mitica band, per una raccolta di traditional
Primo album doppio per il Loner canadese, al fianco dei suoi Crazy Horse
Eccentrica raccolta di cover dal suono antico per il grande canadese
L’approdo al rock orchestrale per il grande canadese, in un’accensione di grandeur
Il Loner insieme una giovane band per un concept d'attualità
Doppio live per un loner sempre più ecologista e la sua giovane band
Nuovo instant record di attivismo e contemporaneità per il gran canadese
Recupero di una session acustica di prova, risalente al 1976, per il cavallo pazzo
Secondo tentativo, patriottico stavolta, per il Loner e i suoi giovani comprimari
Loner e giovani comprimari in un musical western ambientalista
Un piacevole ritorno per il Loner canadese assieme ai vecchi Crazy Horse
Tornano il cantautore canadese e i Crazy Horse con un album tutto composto e registrato in un fienile
Di nuovo in pista il cantautore canadese con un atto d'amore per il nostro pianeta
Il cantautore canadese rivisita in chiave acustica tredici canzoni del suo sterminato repertorio
Riaffiora un altro album perduto del Loner, con una serie di suggestivi brani dei 70's nella loro confezione originaria
Il Loner alza la voce contro l'America di Musk e Trump in un diario di viaggio ruvido e intimo al contempo
Il rocker canadese fu adottato dalla generazione grunge come un faro, non solo musicale, ma anche morale. Un legame che lui suggellò in un intenso album del 1994
I migliori singoli del mese di agosto da Neil Young agli Oasis, da Richard Ashcroft a Bright Eyes e Andrea Laszlo De Simone
Tra i due maestri del folk-rock c'è sempre stata stima reciproca, ma una canzone rischiò di incrinare il rapporto...
Il rapporto tra il cantautore canadese e la scena di Seattle, che vide in lui un riferimento artistico e morale
Anche questa settimana ha portato ottima musica: ecco le migliori uscite da Neil Young a Peter Murphy feat. Trent Reznor fino al ritorno di The The
Probabilmente il brano più bello del canzoniere di Neil Young e uno degli assoli più commoventi del rock tutto. La Storia dentro la storia di "Cortez The Killer"
Il dirompente incontro di due mondi lontanissimi grazie a una canzone del Loner datata 1975
Dopo una jam insieme, il cantautore canadese provò a convincere Jimmy Page e Robert Plant a tornare insieme
In occasione del suo nuovo tour italiano, ripercorriamo la carriera di Neil Young con 26 brani e un po' di storie tratte da OndaRock. Ascolta online
Il ritorno a Roma del cantautore canadese, accompagnato dai fedeli Crazy Horse. Apertura affidata a Devendra Banhart
Neil Young e la sua giovane combriccola tornano ad arroventare l'estate italiana
Il ritorno a Roma del cantautore canadese, accompagnato dai fedeli Crazy Horse. Apertura affidata a Devendra Banhart
La band irlandese in cerca di un suo spazio fuori dalla gabbia del post-punk
La storica band ceca torna con un nono album denso di atmosfere metafisiche
Avventure cosmiche in lo-fi per il progetto retro-future della talentuosa producer californiana Maryam Qudus
Il ritorno al dancefloor con un album in stile dj set per la regina del pop
Un lavoro luminoso, nobilitato dalle presenze di Paul McCartney, Robert Smith, Stevie Winwood, Benmont Tench, Bruno Mars e Chad Smith
Il musicista di Detroit ritorna alle radici rock-blues
Un'immersione nel soul anni 60 in chiave amabilmente retrò
Un laboratorio di violenza sonora dove hardcore, industrial, nu-metal e hip-hop si fondono