Pubblicazione di magazzino spacciata nelle discografie come vero album ufficiale (il trentottesimo, seguito del non così disastroso “Peace Trail“, 2016), derivata da una session istantanea del 1976 – totalmente acustica e tenuta sotto l’effetto di droghe in quel di Malibu – “Hitchhiker” di Neil “The Loner” Young sta, se non altro, come testimonianza del suo periodo più doloroso, che si parli di vita o di arte.
Crocevia creativo, al pari dell’ancora inedito “Homegrown” (probabilmente perché troppo poco riconoscibile al grande pubblico, a differenza di “Hitchhiker”), ma più quaderno di appunti: vi sono le prime versioni di “Pocahontas” e “Powderfinger”, che poi confluiranno, in ben altra forma, in “Rust Never Sleeps” (1979), la minore “Captain Kennedy” per “Hawks And Doves” (1980) – peraltro poco più di una copia del capolavoro “New Mama” in “Tonight’s The Night” (1975) – la title track che vedrà la luce solo trentacinque anni dopo, rimaneggiata in incubo elettrificato e riverberato con lo zampino di Daniel Lanois per “Le Noise” (2010), pure cartonetto preparatorio per “Like An Inca” di “Trans” (1982), e qualche altra.
Per completisti amanti di demo e bootleg, con produzione distillata che garantisce una buona qualità d’ascolto. Due inediti, “Hawaii” e “Give Me Strenght”, giustamente rimasti tali, fanno comunella con una versione alternativa di “Campaigner”, oscura ai più. Preceduto dalla canzone più imbarazzante della sua carriera, “Children Of Destiny”, patriottica per il 4 luglio con i Promise Of The Real, ma anche da una chicca assoluta, la prima di “Time Fades Away” (1973) in cd, in allegato al secondo box delle “Original Release Series” (2017).
13/09/2017
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