Due ore e mezza senza interruzioni, ventinove brani e una sequenza di classici, rarità e canzoni che continuano a suonare attuali a distanza di decenni. Al Primavera Sound di Barcellona, i Cure hanno inaugurato il tour europeo 2026 con un concerto che ha confermato una volta di più la loro straordinaria capacità di attraversare le epoche restando fedeli alla propria identità.
Bastava dare un’occhiata alla scaletta per nutrire qualche dubbio sulla tenuta dello spettacolo: quasi tre ore di musica, senza soste e con un repertorio che copre gran parte della carriera della band inglese. Sul palco, però, ogni perplessità è svanita rapidamente. Guidati da un Robert Smith in ottima forma, i Cure hanno offerto una prova di notevole solidità, aprendo la serata con “Alone”, tratto dall’ultimo album “Songs Of A Lost World“, e attraversando poi oltre quarant’anni di storia musicale.
La data catalana aveva un significato particolare: oltre a rappresentare l’apertura del tour europeo, anticipa l’arrivo della band in Italia per il concerto del 14 giugno al Firenze Rocks. E per l’occasione non sono mancate alcune sorprese molto apprezzate dai fan.
Tra i momenti più significativi della serata c’è stato il ritorno di “Mint Car”, proposta dal vivo per la prima volta dopo dieci anni, così come quello di “alt.end”, assente dalle scalette dal 2018. A queste si sono aggiunte “2 Late” e “Wrong Number”, entrambe ripescate dopo una lunga assenza. Scelte che hanno arricchito un repertorio già ricco di classici e che hanno dimostrato ancora una volta quanto il catalogo della band continui a mantenere intatta la propria forza espressiva.
Non sono state molte le parole pronunciate sul palco da Robert Smith. A parlare è stata soprattutto la musica. Da “Pictures of You” a “Lovesong”, da “A Forest” a “Just Like Heaven“, il concerto ha alternato atmosfere malinconiche e momenti di entusiasmo collettivo. Tra questi, uno dei più coinvolgenti è arrivato con “Friday I’m in Love”: alle prime note il pubblico del Primavera Sound ha risposto cantando all’unisono, trasformando il brano in uno dei vertici emotivi della serata.
La chiusura della parte principale dello show è stata affidata a “Endsong”, già protagonista del precedente tour mondiale, prima di lasciare spazio a un lungo encore costruito su alcuni dei brani più amati del repertorio della band.
Sul palco Robert Smith appare ancora completamente immerso nelle sue canzoni, capace di cantare e suonare per quasi tre ore con un’intensità che sorprende. Una dimostrazione di una carriera fertile e vitale anche dopo quasi mezzo secolo di attività.
La scaletta del concerto
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