Deviants

Ptooff!

1967 (Underground Impresarios) | psychedelic rock

Don't ask any questions and you won't hear a lie

La devianza rimane tra i concetti più fraintesi del multiforme bestiario sociologico. Vuoi per quel suono sibilante e perentorio, i più tendono a considerarlo sinonimo di delinquenza, anche se la manualistica suggerisce altro: deviante non è chi infrange le leggi, ma chi suscita la riprovazione della comunità cui appartiene. È il motivo per cui il gioco d'azzardo (illegale nella maggior parte dei paesi, ma generalmente non condannato dal punto di vista morale) non viene considerato un'attività deviante, mentre il consumo di una sostanza legalizzata può esserlo se contravviene al sentire comune. A essere in questione, insomma, non è la categoria giuridica di lecito/illecito, quanto quella etica di Bene/Male.

Uno come Mick Farren è un deviante elevato alla seconda, nel mirino tanto della società borghese quanto del sottobosco alternativo. Nel suo contesto è in minoranza in due scatole concentriche, un emarginato tra gli emarginati. Numericamente parlando, gli hippie britannici sono ben poca cosa rispetto ai capelloni d'oltreoceano. Come nella madrepatria statunitense, c'è chi ripiega in campagna e chi assedia la metropoli: da un lato, una fuga nelle foreste spiritate della Merry England, più selvatiche rispetto alle comunità rurali del post-Woodstock; dall'altro, un lottarmatismo da pugno chiuso e tazebao, carburato dalla riottosità afroamericana. Se i primi riescono a riservarsi un vagone nella carovana psichedelica (si pensi alla Incredible String Band o allo stesso Donovan), i secondi non possono che essere ghettizzati in un paese troppo ipnotizzato dalla moda per conoscere sommosse: parliamo di gente come i Third World War, la Edgar Broughton Band e per l'appunto i Deviants - in origine Social Deviants, tanto per essere chiari.

Sono questi ultimi i più pericolosi del lotto, in quanto i più determinati a portare avanti un programma sovversivo a tutto campo. Animatore della sezione inglese delle White Panthers di John Sinclair, Farren è un incrocio tra Rob Tyner e Abbie Hoffman. Detesta la frivolezza della Swingin' London e da essa vuole essere detestato: a caschetti, minigonne e camicie colorate risponde con la sgradevolezza di chi è nato con la dinamite in tasca. Più che mai convinto che a scopi radicali debbano accompagnarsi mezzi altrettanto estremi, non limita la sua guerriglia alle parole e agli atteggiamenti: la musica che ha in mente è la più caotica che si sia mai ascoltata oltremanica, con un repertorio di provocazioni spaziante dalla parodia al rumore bianco, senza trascurare tecniche di collage e campionamento ante litteram.

Quello dei Deviants è un anti-rock iconoclasta, un proto-noise allergico al flower power, il suono di una molotov infranta passato al ralenti e mandato in loop. Alieno in patria, trova esigui paragoni anche dall'altro capo dell'Atlantico: per incontrare qualcosa di simile dobbiamo rivolgerci agli oltraggi psicotici degli Stooges o al "free form freak out" dei Red Crayola. Flebile anche la parentela con il cabaret dei Fugs, di cui pure assimila l'aguzzo sarcasmo: più che una satira al vetriolo, qui c'è un anelito terroristico che incute sincero timore. Nonostante l'uniforme ancora piantata nei codici sessantottini, Farren è decisamente il primo anarchopunk europeo.

Per saggiare quanto facciano sul serio è sufficiente prendere in mano "Ptooff!" (1967), prima raffica del mitra, destinato a rimanere il manifesto della scena di Ladbroke Grove. Titolo di futurista memoria, copertina pop art alla Roy Lichtenstein e una citazione (attribuita di volta in volta a Ralph Waldo Emerson, Allen Ginsberg o Tuli Kupferberg) che recita "When the mode of the music changes, the walls of the city shake!": no, non scherzano affatto. Con una genesi da autentico piano criminale (i finanziamenti provengono dal misterioso milionario ventunenne Nigel Samuel, sorta di Giangiacomo Feltrinelli psichedelico), i Deviants lo registrano in autonomia per la propria etichetta, la Underground Impresarios, distribuendolo per posta alle riviste di movimento.

"The Deviants album!", annuncia una voce tra l'imbonitore circense e l'anchorman Bbc, strappando sardonici applausi. Farren entra in scena poco dopo e a gamba tesa: marciando su un ossessivo giro di basso, sguaiato come un Jagger dei bassifondi, si dirige spedito verso una non meglio identificata abitazione. Le sue intenzioni sono quantomai equivoche: esasperando il cliché dell'amante famelico pronto a sbranare la sua preda, sembra capace di compiere ogni possibile efferatezza. L'interpretazione metaforica è più che accreditabile: Farren è un looter risoluto a scassinare le case di tutti noi, colpevoli anche solo di avercela una casa. La tensione cresce fino a esplodere in un duello di chitarre ultra-distorte, ripristina il tema iniziale filtrandolo attraverso riverbero e tremolo, torna all'assalto più implacabile di prima e infine si consuma nella sua stessa foga. Pochi album possono vantare un incipit minaccioso come "I'm Coming Home".

A tanto chiasso segue "Child Of The Sky", ballata barrettiana per chitarra spagnola e flauto. L'atmosfera è trasognata ma le parole aprono squarci tremendi, affastellando immagini enigmatiche come in una riedizione della "Todesfuge" di Paul Celan. Alita una potenza mitologica, da autentica profezia, in questo brano così lontano dall'immagine battagliera del gruppo: guai a scambiare i Deviants per semplici militanti di base. L'indolente blues-rock di "Charlie", con Farren a scimmiottare il Dylan elettrico in una storia di ordinaria violenza urbana (fenomenale la chiusa "You can't shoot a cop/ Even a Jewish one"), prelude a uno degli esperimenti più visionari dell'epoca. Un cupo rintocco di percussioni meccaniche, un'ipnotica macumba di sonagli, poi una sceneggiata zappiana sopra un coro di musica sacra, sdrammatizzata in una filastrocca sintetica: sposando Nietzsche a Marcuse sull'altare di Luigi Russolo, "Nothing Man" inaugura con un decennio di anticipo la stagione della musica industriale.

Lo spietato pamphlet sull'inconsistenza del consumatore medio prosegue su "Garbage" che, alla ricerca del jingle tombale, incidenta vari motivetti bubblegum in una contorta carcassa pubblicitaria: l'anello mancante tra "The Who Sell Out" e i Sigue Sigue Sputnik. A uno sputo in mezzo agli occhi si contrappone un'altra inopinata tregua: stavolta tocca al tenero acquerello folk di "Bun", la cui irreale dolcezza non può che avere vita breve.
Ultimo volantino prima della clandestinità, "Deviation Street" è la loro "Virgin Forest" con dentro tutto e il contrario di tutto: riff acidi e "Banana Boat Song", deflagrazioni belliche e fan in delirio, Hendrix e vecchie incisioni blues, dissacranti intuizioni new age e istantanee di underground londinese. Band come i Crass devono tutto a questi 9 minuti di pura intransigenza freak.

Tra le varie ristampe di "Ptooff!" va segnalata quella del 1983 targata Psycho, con una bella confezione apribile e liner notes di John Peel. Solidificata la resina tossica dell'esordio in una collosa ambra garage, i Deviants cambieranno più volte formazione e pubblicheranno altri due Lp tra il '68 e il '69: "Disposable" (ennesima riflessione sulle miserie dell'industria culturale, sconfinando nel vandalismo di "Let's Loot The Supermarket") e "Deviants 3" (con tratti horror-carnascialeschi da novelli Screaming Lord Sutch e copertina punker than punk). L'ingestibile frontman verrà defenestrato dopo un catastrofico tour americano e i superstiti trasvoleranno nei meno problematici Pink Fairies, con la complicità dell'ubiquitario Twink. Proprio Farren produrrà l'acclamato "Think Pink" (1970), debutto in proprio dell'ex-Pretty Things/Tomorrow, che lo stesso anno ricambierà suonando su "Mona - The Carnivorous Circus", spassosa burla solista di Farren.

L'inquieto prankster bazzicherà gli Hell's Angels inglesi per poi trasferirsi negli Stati Uniti, dove si concentrerà sulla scrittura come critico musicale (anche per l’Nme) e autore di fantascienza distopica. Alla musica si dedicherà in maniera discontinua, tra lavori spoken word, riedizioni estemporanee del gruppo madre e collaborazioni con Wayne Kramer e Lemmy. Muore il 27 luglio 2013 durante un concerto dei Deviants apocrifi, trafitto da un infarto: l'ultima, fatale performance di un fuorilegge che ha reso pan per focaccia al caos del proprio tempo.

(18/07/2021)



  • Tracklist
  1. Opening
  2. I'm Coming Home
  3. Child Of The Sky
  4. Charlie
  5. Nothing Man
  6. Garbage
  7. Bun
  8. Deviation Street


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