Françoise Hardy

Tous les Garçons et les Filles

1962 (Disques Vogue) | pop, twist, chanson

On se dit qu'à vingt ans
On est les rois du monde
Et qu'éternellement
Il y aura dans nos yeux
Tout le ciel bleu
È la sera di domenica 28 ottobre 1962. Milioni di francesi sono davanti alla televisione, curiosi di conoscere l'esito del referendum che quel giorno li ha portati alle urne per decidere a proposito dell'elezione a suffragio universale del Presidente della Repubblica. Nell'attesa di ribattere le prime proiezioni dai seggi, l'emittente di Stato manda in onda alcune trasmissioni di intrattenimento, soprattutto di carattere musicale. A un tratto, su migliaia di piccoli schermi risuona all'unisono un valzer romanticamente decadente intitolato "Tous les Garçons et les Filles". A cantarlo è una giovanissima parigina dall'aria malinconica, la frangia a incorniciare un viso dai tratti dolci, un cappotto lungo a ripararla dall'autunno mentre viene dondolata da una giostra a poche centinaia di metri dall'Eliseo. La stessa immagine che poche settimane dopo si troverà sulla copertina del disco di esordio, il volto riparato da un ombrello scuro mentre il vestito e lo sfondo si accendono di tinte ocra. Il suo nome è Françoise Hardy.

Nata il 17 gennaio del 1944 nel nono arrondissement di una Parigi in quel momento sotto bombardamento, segno del Capricorno (elemento importante per lei che si considererà prima di tutto astrologa), Françoise Hardy - il cognome è quello della madre - non ha avuto un'infanzia semplice, né troppo felice. A pesare è l'assenza pressoché costante del padre, elemento che ne acuisce un carattere che negli anni della giovinezza si fa introverso e schivo. Quando in "Tous les Garçons et les Filles" osserva i ragazzi e le ragazze della sua età che se ne vanno in strada in coppia, ben conoscendo che cosa sia la felicità, mentre lei cammina da sola "come un'anima in pena, perché nessuno mi ama", non sta facendo altro che raccontare il sentimento che prova in quegli anni.
Di certo, la giovanissima Françoise - all'epoca appena diciottenne - ha già imparato a fare da sé, e questo ne ha fatto non soltanto un'interprete o una ragazza-copertina dalla bellezza innocente, ma prima di tutto - e a differenza di molti coevi - un'autrice. La Hardy canta le canzoni che ha scritto di suo pugno, aiutata certamente da una piccola équipe messale a disposizione dall'etichetta Disques Vogue, a cominciare proprio da Jacques Wolfsohn, direttore artistico della casa discografica e qui anche produttore dell'album.

Come ha fatto la giovane parigina ad arrivare fino alle soglie del debutto discografico? Per capirlo occorre riavvolgere nuovamente il nastro. Tutto nasce, ancora una volta, tra le mura domestiche, il giorno in cui la Hardy scopre le frequenze di Radio Luxembourg e si appassiona alla nuova musica inglese e americana. A sedici anni, conseguito il diploma, le viene domandato che cosa voglia in regalo: chiede e ottiene una chitarra acustica che inizierà a strimpellare soltanto un anno più tardi, tra un corso universitario e l'altro. È in quel periodo che comincia a rispondere agli annunci di audizioni per giovani cantanti debuttanti, fino a quando viene selezionata al Petit Conservatoire de la Chanson, dotato di una propria trasmissione radiofonica e televisiva. Ormai sicura dei propri mezzi, nel 1961 Françoise compie l'ultimo passo: scrive direttamente a Disques Vogue, in quel momento in cerca di una controparte femminile di un Johnny Hallyday in rampa di lancio, e nonostante il carattere ancora acerbo del suo talento, alla fine strappa un contratto di un anno.

Tra la fine del 1961 e i primi mesi del 1962, Françoise Hardy è impegnata anima e corpo a scrivere e rifinire un repertorio di brani autografi che dovranno confluire nel primo 45 giri. L'etichetta è prestigiosa, ma il tempo materiale di cui può disporre per il debutto è a dir poco modesto, tant'è vero che il disco viene registrato in presa diretta nell'arco di una manciata di ore presso gli studi di Villetaneuse, nei pressi di Parigi, il 25 aprile di quell'anno. Ne escono dodici canzoni, di cui dieci autografe, per un totale di quasi mezz'ora complessiva di musica: raramente i pezzi durano più di tre minuti. Nessuno verosimilmente si aspetta il successo di vendite che l'album invece otterrà, trattandosi del lavoro di quella che appare come una debuttante tra tante, ma l'apparizione in tivù durante la serata delle elezioni - non la prima in ordine di tempo sul piccolo schermo, ma senza dubbio la più importante - fa scattare una luna di miele tra la Hardy e i connazionali destinato a resistere ai decenni. Di più, da quel momento Françoise diventerà nel giro di pochi anni una delle icone della francesità: musicista e cantante, ma anche attrice, volto-simbolo del nuovo movimento "yé-yé" e poi musa ispiratrice di Bob Dylan e Mick Jagger o icona di marchi di moda quali Yves Saint Laurent e Paco Rabanne.

Pubblicato come album omonimo dell'artista, ma in realtà conosciuto con il nome della prima canzone in scaletta (prassi che si riscontra, ad esempio, nella discografia di Georges Brassens), "Tous les Garçons et les Filles" ottiene immediatamente in patria un grande successo di vendite: non a caso seguirà una vorticosa scia di 33 e 45 giri pubblicati nel corso degli anni Sessanta, fino alla separazione dall'etichetta per intraprendere nuove avventure. Come detto, "Tous les Garçons et les Filles" è una canzone autobiografica, ma che ben si presta a rappresentare una generazione in cerca di una propria collocazione in un mondo che sta cambiando rapidamente. Il brano verrà tradotto l'anno successo in italiano con il titolo "Quelli della mia età" (sempre cantato dalla parigina), ottenendo un buon successo anche al di qua delle Alpi, dove presto comparirà un intero Lp di pezzi da lei declinati nella nostra lingua.

L'altro iconico successo contenuto nell'album è uno dei due brani non autografi inseriti nell'esordio. L'autore del pezzo è Jacques Dutronc, con cui si sposerà alcuni anni più tardi, e i primi a registrarlo in quel 1962 - sempre per Disques Vogue - erano stati José Salcy et ses Jam's. Di "Le Temps de l'Amour", però, e del suo romanticismo senza tempo ("Car le temps de l'amour/ c'est long et c'est court/ ça dure toujours/ on s'en souvient"), tutti ricordano la versione di Françoise Hardy: è lei a interpretare con fare al tempo stesso innocente e sensuale una bossa nova in cui la voce duetta con il contrabbasso e i tocchi di chitarra in una declinazione misteriosa, quasi esotica alla maniera di Serge Gainsbourg, a testimonianza delle innovazioni che stanno attraversando la musica francese in quegli anni, ricca di giovani artisti che si distaccano dalla chanson per cercare nuove strade. Più che le varie "Ca a raté" e "Oh Oh Chéri", talmente leggere di spirito da sembrare appena uscite dal palco di un cabaret cantante di Montmartre, a stupire è "Il est tout pour moi", un brano autografo nel quale appare con schiacciante evidenza come la giovane autrice abbia assorbito con grande facilità e talento le più recenti influenze "yé-yé" in arrivo dall'America e dal Regno Unito.

Più complesso è il discorso attorno a "On se plaît", pezzo che apre il secondo lato del vinile, nel quale la tradizione della chanson - e la relativa attenzione per la metrica - incontra una freschezza tutta nuova, aprendo la strada agli anni Sessanta. Echi che si avvertono anche in una "Ton meilleur ami" forse penalizzata dalla sessione di registrazione spartana, mentre il valzer pulito di "J'ai jeté mon coeur" e la spigliatezza del rock'n'roll primigenio di "Il est parti un jour" (meno di due minuti di parabola) appaiono più riuscite.
Prima che il rockabilly rallentato e quasi celato nella sua corazza acustica di "C'est à l'amour auquel je pense" chiuda il sipario, spetta allo spigliato twist di "Je suis d'accord" sintetizzare gli intenti della giovane Françoise in poche ma chiare parole: "Je suis d'accord pour le cinéma/ pour le rock, le twist ou le cha-cha".

Con "Tous les Garçons et les Filles" Hardy inaugura una nuova stagione per la musica francese e non solo. Talentuosa, emancipata, moderna nel mescolare tradizione e nuovi generi, in qualche modo anche rivoluzionaria - senza mai avere bisogno di andare sopra le righe - nell'impersonare con assoluta naturalezza uno stile raffinato ma privo di sofisticazioni, la neo-maggiorenne Françoise inaugura una carriera folgorante, in grado di andare oltre gli stili e le mode che si prenderanno la scena musicale, anzi continuando a essere un riferimento nella contemporaneità. Prendendo in prestito le parole che pochi anni più tardi Serge Gainsbourg avrebbe scritto per lei: comment te dire adieu?

(06/11/2022)

  • Tracklist
  1. Tous les Garçons et les Filles
  2. Ca a Raté
  3. La Fille Avec Toi
  4. Oh oh Chéri
  5. Le Temps de l'Amour
  6. Il Est Tout Pour Moi
  7. On Se Plait
  8. Ton Meilleur Ami
  9. J'ai Jeté Mon Coeur
  10. Il Est Partì Un Jour
  11. Je Suis D'Accord
  12. C'est à l'Amour Auquel Je Pense




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